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Fascicolo 15 | 2022

FOCUS SUL CONFLITTO UCRAINO

Marco Lombardi, Russia-Ucraina: oltre la Guerra Ibrida, verso il Techno-Cognitive Warfare

Abstract

The Russian-Ukrainian conflict unexpectedly brought war to Europe.

At present (end of March 2022) I do not consider any conclusive scenario to be foreseeable: to- day the most optimistic forecast is contained in the uncertainty of an evolving event, for which everything is possible. But this brief note, which introduces others that follow dedicated to the conflict between Russia and Ukraine, focuses on what so far already constitutes predictably persistent results in the medium to long term.

Now we are at the Total Hybrid War in which the dimensions of the conflict overlap, interfere, produce an escalation of effects in different contexts: no conflict had yet unfolded in this artic- ulated form, where they are no longer needed and the predictive and interpretative drivers of the scenarios fail. This is the first Total Hybrid War that has surpassed itself, paving the way for the now present Techno-Cognitive Warfare.

The characteristics of the Ukrainian Russian confrontation can be traced back to some emerg- ing themes: the overlapping of the dimensions of the conflict; the centrality of strategic com- munication; the multiplication of actors in the field.

Although the conflict is still ongoing, however, some signs of permanent change are already evident. In the paper, I discuss only a few, which concern the change in the paradigm of the now techno-cognitive war, the broad re-modeling of the meaning of cyberspace, the central role of information and communication, and, also, a consequent different mode of negotiation between the parties to accelerate the peace process.

The conclusions add to the previous reflections two hopes.

The first concerns our capacity for de-escalation: wars, this one, in particular, has clearly shown how we can risk being stuck in a symmetrical process of escalation so that every action (in every dimension of the conflict) is answered with an action of a greater degree (in every other dimension of the conflict). It is a trap, also favored by technologies, which has configured an automatism, a practice of “taken for granted”, which can only be interrupted by a conscious and responsible choice.

The second, which takes the form of advice, concerns the individual cognitive equipment that each one must assume for the governance of the flow of communication in which he is immersed. Therefore, I emphasize what I call the Principle of Maximum Protection:

  • any information is false until proven otherwise. and the Principle of Maximum Effectiveness:
  • every piece of information is true for its target audience.

I expect a lasting more than ten years of the conflict that has just begun, albeit blanded and conveyed through actions that will focus on one or the other dimension (cyber, kinetic, eco- nomic, social, etc.) in an exclusive way, if those who will have to govern the confrontation will be able to avoid the simultaneous overlapping of the effects generated by the actions carried out in each dimension. In practice, we now need to learn to govern a widespread, subthreshold, and continuous global conflict: without surrendering to Cognitive Warfare as a replacement for “Peacefare”.

Il conflitto russo-ucraino ha inaspettatamente portato la guerra in Europa.

Allo stato attuale (fine marzo 2022) non reputo prevedibile alcuno scenario conclusivo: oggi la previsione più ottimista è contenuta nell’incertezza di un evento in evoluzione, per il quale tutto è possibile. Ma questa breve nota, che ne introduce altre che seguono dedicate al con- flitto tra Russia e Ucraina, si concentra su quanto finora già costituisce dei risultati prevedibil- mente persistenti nel medio-lungo periodo.

Ora siamo alla Guerra Ibrida totale in cui le dimensioni del conflitto si sovrappongono, inter- feriscono, producono una escalation di effetti in contesti diversi: ancora non si era dispiegato in questa forma articolata alcun conflitto, dove non servono più e i driver predittivi e interpre- tativi degli scenari falliscono. Questa è la prima Guerra Ibrida Totale che ha superato sé stessa, aprendo la via all’ormai presente Guerra Tecno-Cognitiva.

Le caratteristiche del confronto russo ucraino possono essere ricondotte ad alcuni temi emer- genti: il sovrapporsi delle dimensioni del conflitto; la centralità della comunicazione strategi- ca; la moltiplicazione degli attori sul campo.

Benché a conflitto ancora in corso, tuttavia, alcuni segni di cambiamento permanente sono già evidenti. Nel paper mi soffermo solo su alcuni, che riguardano il cambiamento del paradigma della guerra ormai tecno-cognitiva, la ri-modellazione ampia del significato di spazio ciberne- tico, il ruolo centrale dell’informazione e comunicazione e, anche, una conseguente diversa modalità di negoziazione tra le parti per accelerare il processo di pace.

Le conclusioni aggiungono alle riflessioni precedenti due auspici.

Il primo riguarda la nostra capacità di de-escalation: le guerre, questa in particolare, ha mo- strato con chiarezza come si possa rischiare di restare bloccati in un processo simmetrico di escalation, per cui a ogni azione (in ogni dimensione del conflitto) si risponde con una azione di grado maggiore (in ogni altra dimensione del conflitto). Il secondo, che assume la forma di un consiglio, riguarda l’attrezzatura cognitiva individuale che ciascuno deve assumere rispetto al governo del flusso di comunicazione in cui è immerso secondo il Principio di Massima Tutela e il Principio di Massima Efficacia.

Keywords

Hybrid Warfare, Cognitive Warfare, Cyberspace, Ukraine, Russia

Stefano Marinelli, War and Crimes against Peace: Avenues to Prosecute Russia’s Aggression of Ukraine

Abstract

On February 24, 2022, the Russian attack on Ukraine provoked a strong international commu- nity reaction, in terms of diplomatic condemnation of Russia and support for Ukraine. There is an international consensus on the qualification of the facts that have occurred as a crime of aggression, and an unprecedented political support for Ukraine. Nevertheless, international justice does not have the possibility to prosecute those responsible for the crime.

The article presents the structural obstacles of international law in prosecuting the crime of aggression committed against Ukraine, in particular by the International Criminal Court, and illustrates possible alternatives to bring those responsible to justice. The article presents the strong and coherent reaction of the international community to the Russian military inter- vention, with unprecedented unity in the United Nations General Assembly, and a majority in the Security Council stopped exclusively by the Russian veto. Then, the article examines the international prohibition of the use of force, and the justifications put forward by Russia to support the legality of the operation. The Russian reasons, based on self-defense and on the purpose of protecting the populations of Donbas from genocide, prove to be unfounded. The analysis therefore concludes that the attack on Ukraine constitutes a manifest act of aggression. The study then examines the criminalization of the aggression by the International Criminal Court, presenting the jurisdictional limits that prevent the Court from prosecuting the crime in this circumstance: unlike other international crimes that the ICC is already investigating on the Ukrainian territory (crimes of war, crimes against humanity) the Court cannot exercise its jurisdiction for the crime of aggression committed by individuals of states that are not party to the Rome Statute.

Finally, alternative mechanisms for bringing justice to the Ukrainian aggression are examined: from the trial in a national court, which has the problem of immunities and of lack of expertise in prosecuting international crime, to the creation of an ad hoc or hybrid tribunal.

Il 24 febbraio 2022, l’attacco della Federazione Russa all’Ucraina ha provocato una forte re- azione della comunità internazionale in termini di condanna diplomatica della Russia e di sostegno all’Ucraina. Nonostante il consenso internazionale nella qualifica dei fatti occorsi, e il sostegno politico senza precedenti, la giustizia internazionale sembra impossibilitata a perseguire i responsabili del crimine. L’articolo presenta gli ostacoli strutturali del diritto inter- nazionale nel perseguire il crimine di aggressione commesso contro l’Ucraina, in particolare da parte della Corte Penale Internazionale, e illustra possibili alternative per fare giustizia sul

crimine. Dopo aver presentato la reazione unitaria della comunità internazionale all’interven- to militare russo, con un’unità senza precedenti nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e una maggioranza nel Consigli di Sicurezza fermata esclusivamente dal veto russo, l’articolo prende in esame il divieto internazionale di uso della forza e le giustificazioni avanzate dalla Russia per sostenere la legalità dell’operazione. Le ragioni russe, fondate sull’autodifesa e sulla finalità di proteggere le popolazioni del Donbas da un genocidio, si rivelano infondate. Si conclude quindi che l’attacco all’Ucraina costituisce un chiaro atto di aggressione. L’analisi esamina poi la criminalizzazione dell’aggressione da parte della Corte Penale Internazionale, presentando i limiti giurisdizionali che impediscono alla Corte di perseguire il crimine in questa circostanza: a differenza di altri crimini internazionali su cui ha già iniziato attività di indagine (crimini di guerra, crimini contro l’umanità) la Corte non può esercitare la propria giurisdizione per il crimine di aggressione commesso da individui di Stati che non sono parte allo Statuto di Roma. Infine, si prendono in esame meccanismi alternativi per fare giustizia sull’aggressione Ucraina: dal processo in un tribunale nazionale, che ha problemi di immu- nità e di specializzazione nel perseguire il crimine internazionale, fino alla creazione di un tribunale ad hoc o ibrido.

Keywords

Russia, Ukraine, International law, War crimes

Daniele Maria Barone, Russia-Ukraine conflict: digital assets chronicles in times of war

Abstract

The economic catastrophe caused by the Russian invasion of Ukraine has raised questions on the role of digital assets in this conflict. On the one hand, how crypto assets could be exploited by Moscow to circumvent international sanctions and, on the other hand, how crypto can be useful as a crowdfunding tool to finance the Ukrainian military sector.

This context turned a spotlight on the companies operating in the digital assets field, highlight- ing the controversies raised by the collision of the neutrality of the cryptocurrency sector with a humanitarian crisis.

With this premises, based on events and statements of the first few weeks after the Russian invasion began, this research is aimed at answering the following questions: how much can digital assets help in financing the military sector of a State? Can digital assets be a reliable alternative to international financial isolation? In which way could this conflict affect the cryp- tocurrency sector?

La catastrofe economica causata dall’invasione russa dell’Ucraina ha sollevato numerose do- mande sul ruolo che i digital asset potrebbero ricoprire in questo conflitto. Da un lato, il potenziale sfruttamento delle criptovalute da parte di Mosca per eludere le sanzioni economi- che e, dall’altro, la funzione delle criptovalute nel finanziamento al settore militare ucraino attraverso il crowdfunding.

Questo contesto ha acceso un faro sulle compagnie operanti nel settore dei digital asset, facen- do emergere le controversie generate dalla collisione tra la neutralità delle criptovalute con una crisi umanitaria.

Con tali premesse, basandosi su avvenimenti e dichiarazioni delle prime settimane dall’inizio dell’invasione russa, questa ricerca ha la finalità di rispondere alle seguenti domande: quanto possono aiutare le criptovalute nel finanziamento al settore militare di uno stato? Possono le criptovalute essere un’alternativa valida all’isolamento finanziario internazionale? In che modo il conflitto russo-ucraino ha un impatto nel settore delle criptovalute?

Keywords

Ukraine, hybrid warfare, cryptocurrencies, digital assets

Federico Borgonovo, Azov Battalion: Extreme Right-Wing Militarization and Hybrid Warfare

Abstract

This article analyzes the origins and features of the Azov Battalion. A hybrid weapon, which fight inside a multivariate hybrid conflict composed by a combination of urban warfare, propa- ganda, and politics. The Azov Battalion represent one of the clearest examples of the increasing complexity of warfare. Complexity and hybridization are due to the growing number and di- versity of actors involved. The Russo-Ukrainian conflicts no longer remain local; instead, from 2014 to 2022 has increasingly attracted external actors, as right-wing extremists and extend to the Internet. This analysis, try to explain how Azov Battalion became such an effective weapon and what could be its outcome after the war. This aim was achieved by reconstructing the fun- damental historical steps and then theorising the so-called Azov system. The latter is a model that synthesises Azov’s hybrid capabilities acquired through its diversification and attempts to illustrate the high degree of complexity of military systems fighting in hybrid contexts.

Keywords

Azov, Hybrid, Ideology, Ukraine, Army, War, Extremist

Marco Zaliani, The importance of the Cyber battleground in the Russo-Ukrainian war

Abstract

The increasingly hybrid nature of conflicts has become even more evident in the recent re-ig- nition of the never-dead Russian-Ukraine crisis. The new chapter of this conflict, which arose from the Russian military invasion of Ukrainian territory, was characterized by massive use of hybrid instruments of the conflict that went hand in hand with the military one. In this con- text, the cyber dimension of the conflict has reaffirmed its central role. As it is now an integral part of these conflicts and no longer ancillary to them. Starting from a study of the implemen- tation of cyber-arsenals used in the Ukrainian context, we want to give a more precise image of this type of weapons which, just like conventional arsenals, are exploited to achieve specific objectives by a variety of actors. In fact, in this conflict, the “cyber-line ups” that have seen state and non-state actors intervening alongside both Russia and Ukraine are also indicative. From these considerations, one can get an idea of the current role of cyber in the context of new hybrid conflicts and specifically outline the scenarios that the Russo-Ukrainian conflict may cause in cyberspace even after hostilities are over.

Keywords

Ukraine, cyber, hybrid warfare

Luca Cinciripini, The hybrid response of the EU and NATO to the Russia-Ukraine conflict

Abstract

The ongoing conflict between Russia and Ukraine embodies the main features of hybrid war-fare. Alongside the military dimension, the use of propaganda tools, disinformation campaigns and cyber-attacks has fully emerged so far, as well as the multiplicity of state and non-state actors involved. Faced with this complexity, the European Union (EU) and NATO, unable to make full use of the military instrument to contain the consequences of the conflict, have put in place a multidimensional response. Up to now, it has been articulated in the use of both hard and soft power tools that have transversally involved different sectors. On the one hand, therefore, there was the supply of military equipment to the ukrainian front. On the other hand, lawfare instruments such as economic sanctions have been put in place, as well as trade, financial and energy measures aimed at isolating Russia from the rest of the international
community. Considering the factors that have long been observed in the field of international security studies, the future context will be increasingly dominated by hybrid warfare and the need for various actors to avoid open military clashes. The response of the EU and NATO to the Russian-Ukrainian crisis could, on the one hand, highlight the difficulties of the two organizations in fully transforming themselves into global players in the framework of international security and defence. On the other hand, could be a first step toward the exercise of a potentially replicable hybrid power in the management of future crises.

Keywords

Ukraine, Russia, EU, NATO, hybrid warfare

NAVIGARE SCENARI IBRIDI: PROSPETTIVE

Giacomo Buoncompagni, L’Amore Altruistico in tempi di guerra e pandemia

Abstract

Pitirim A. Sorokin, a Russian sociologist naturalised in the United States and a leading figure in 20th century sociology, stated that historical and techno-cultural changes have not always produced positive results within societies, but at times even negative (or more precisely, ‘de- structive’) ones: individualism, antagonism, an excess of technology and rationality, and in particular the fall of the bonds of solidarity towards the different and the loss of the feeling of belonging (Mangone 2015; Cimagalli 2010; Marletti 2018; Perrotta 2016).

Altruism can also be one of the indispensable ingredients of social life, useful for preventing crises and conflicts.

No society can exist without an “altruistic and creative love” that has as its aim the “altruisa- tion” of individuals and social institutions: a complex process/project capable of encompassing the emotional, supra-rational and spiritual aspects of human relations (including online), start- ing from the idea that all men can recognise themselves in certain moral principles, eternal and universal.

Considering the current pandemic and war scenarios, the aim of the paper is to illustrate the main theoretical lines of Sorokin’s scientific thought, which made sociology a “science at the service of humanity” useful also for the study of disasters, i.e. all those events involving con- junctions of physical conditions and definitions of human damage and social disorders (e.g. natural disasters, wars and cyber attacks).

Pitirim A. Sorokin, sociologo russo naturalizzato statunitense, figura di spicco della sociologia del XX secolo, affermava che i mutamenti storici e tecno-culturali non sempre hanno prodotto risultati positivi all’interno delle società, ma a tratti anche negativi (o più precisamente “di- struttivi”): individualismo, antagonismo, eccesso di tecnica e di razionalità, ed in particolare la caduta dei vincoli di solidarietà nei confronti del diverso e della perdita del sentimento di appartenenza (Mangone 2015; Cimagalli 2010; Marletti 2018; Perrotta 2016).

L’altruismo può essere uno degli ingredienti indispensabili alla vita sociale, utile per prevenire crisi e conflitti.

Nessuna società può esistere, infatti, senza un “amore altruistico e creativo” che abbia come fine “l’altruizzazione” degli individui e delle istituzioni sociali: un processo/progetto comples- so in grado di comprendere gli aspetti emotivi, sovra-razionali e spirituali delle relazioni uma-

ne (anche online), partendo dall’idea che tutti gli uomini possono riconoscersi in determinati principi morali, eterni ed universali.

Considerando gli attuali scenari di pandemia e di guerra, lo scopo del paper è quello di illustra- re le principali linee teoriche del pensiero scientifico di Sorokin, che ha fatto della sociologia una “scienza al servizio dell’umanità” utile anche per lo studio dei disastri, cioè di tutti quegli eventi che coinvolgono congiunzioni di condizioni fisiche e definizioni di danno umano e disturbi sociali (ad esempio, calamità naturali, guerre e cyberattacchi).

Keywords

Sorokin, altruism, media, digital, crisis, covid19, war

Daisy Marcolongo, Gestione dell’emergenza Covid-19: dalla teoria all’analisi. Il caso Bergamo

Abstract

L’intento dell’elaborato è quello di analizzare, dal punto di vista organizzativo e comunica- tivo, la gestione dell’emergenza Covid-19 in Italia, rivolgendo un’attenzione particolare alla provincia di Bergamo. Al fine di raggiungere tale intento sono stati utilizzati due strumenti di ricerca: l’intervista semi-strutturata ad amministratori locali, Protezione civile e volontari e il questionario strutturato alla popolazione. Dallo studio in profondità è emersa l’incredibile capacità degli enti locali e dei volontari di organizzarsi per fronteggiare l’emergenza senza indicazioni precise e in assenza di dispositivi di protezione, utilizzando conoscenze pregresse e piani di prevenzione non aggiornati. La gestione dell’emergenza in Italia è stata caratterizzata da un susseguirsi di DPCM e ordinanze regionali che hanno regolato il comportamento dei cittadini e l’apertura o chiusura di esercizi commerciali, luoghi di ritrovo e centri sportivi. Inizialmente le misure sono state accolte in modo favorevole dalla popolazione, tuttavia, sono emerse serie difficoltà di gestione della comunicazione; infatti, si evidenzia un uso scorretto dei canali social ufficiali del governo utilizzati per diffondere, anticipatamente e senza un’ade- guata analisi comunicativa, notizie contenute in documenti ufficiali, aumentando incertezza tra popolazione e amministratori locali.

Keywords

Covid-19, crisis management, Bergamo

Federico Prizzi, Il Cultural Intelligence e la Negoziazione Operativa nelle Aree di Crisi

Abstract

La Negoziazione Operativa è una delle attività più importanti che possono essere richieste a un etnografo di guerra. Essa consiste in tutte quelle trattative svolte in supporto alle operazioni militari, sia in tempo di pace che di guerra, con le autorità locali (formali e informali), con personale militare e paramilitare, con i rappresentanti di organizzazioni internazionali così come con comuni cittadini. In particolare, la negoziazione consiste in una necessità che due o più parti hanno di trovare un accordo accettato da tutti i contendenti. Accordo che deve essere vantaggioso per gli interessi di ciascuna delle parti coinvolte. Differisce, pertanto, dalla media- zione poiché quest’ultima necessita della presenza di un terzo attore percepito, dai due o più contendenti, come neutrale e imparziale. Infine, differisce, dalla negoziazione operativa con- dotta dalle forze di polizia, perché quest’ultima è strettamente legata alla liberazione di ostaggi.

Keywords

Cultural intelligence, cultural diplomacy, negoziazione operativa, aree di crisi

Rene D. Kanayama, Events in Kazakhstan’s Almaty of January 2022 – Grass-root Revolt or Terrorism Inspired Insurgency?

Abstract

While the world in March 2022 is immersed in yet another military conflict on the territory of ex-Soviet Union, the Year of the Tiger started to show from its very beginning that solving various disputes is fastest through means of violence, and its subsequent suppression by means of power. This time it was on the territory of Kazakhstan, and the cause for outbreak of vio- lence in Almaty and elsewhere between January 5 and 7, unseen in this magnitude so far in Kazakhstan, may have been benign in its nature – ever growing prices of fuel, exponentiated by ever expanding poverty gap in Kazakh society.

However, the instantaneous and extremely tough measures taken by the country’s leader- ship – coupled with immediate involvement of military forces of the Collective Security Treaty Organization – indicated that much more than a mere overruling of popular dissent was at stake, and in order to attain its objective to silence the opposition, a clear and robust message had to be sent across.

Kazakhstan, in its 30 years of independence, has probably not been utterly immune to various types of disputes stemming from uneven distribution of wealth – certainly a long-term rule by one and only Nursultan Nazarbaev brought some “guarantees” of stability – but the extend of chaos, public disruption and the amount of blood spilled during the countermanding of re- bellion indicates that the relatively peaceful period of country’s post-Soviet development may be over and the oil and uranium rich nation needs to contend with both foreign interference as well as internal changes.

The events classified by some as insurgency, by some as a terrorist attempt to overthrow the lo- cal or perhaps even national government, and by some as a trivial fight between the tribal clans aiming at control of the nation’s riches and the future, may have lasted not long – everything happened almost as unexpectedly and swiftly as a squall coming out of nowhere – but were a testimony to the fact that the political and economic status quo in any of the post-Soviet republics is not a long-term matter, and instead it can change at a whim of those having an access to both means and desires to alter the established ways. This article examines the vari-

ous viewpoints of both the possible causes of Almaty events of January 2022, as well as future ramifications for security status in the region, and perhaps also beyond.

Mentre il mondo nel marzo 2022 è immerso nell’ennesimo conflitto militare sul territorio dell’ex Unione Sovietica, l’Anno della Tigre ha iniziato a mostrare fin dall’inizio che la solu- zione di varie controversie è più veloce attraverso la violenza, e la sua successiva soppressione per mezzo del potere. Questa volta si trovava nel territorio del Kazakistan, e la causa delle pro- teste ad Almaty il 5 gennaio potrebbe essere stata di natura benigna – prezzi sempre crescenti del carburante, a causa del divario di povertà sempre crescente nella società kazaka.

Tuttavia, le misure istantanee ed estremamente dure prese dalla leadership del Paese – in- sieme al coinvolgimento immediato delle forze militari dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva – ha indicato che era in gioco molto più di un semplice annullamento del dissenso popolare, e per raggiungere il suo obiettivo di mettere a tacere l’opposizione, doveva essere inviato un messaggio chiaro e forte.

Non si può dire che il Kazakistan, nei suoi 30 anni di indipendenza, sia stato immune da vari tipi di contenziosi derivanti dalla distribuzione diseguale della ricchezza – certamente un governo a lungo termine di un solo e solo Nursultan Nazarbaev ha portato “garanzie” di stabilità – ma indica l’estensione del caos, il disordine pubblico e la quantità di sangue versato durante la revoca della ribellione che il periodo relativamente pacifico dello sviluppo post-sovietico del Paese potrebbe essere terminato e la nazione ricca di petrolio e uranio deve fare i conti sia con l’interferenza straniera che con i cambiamenti interni.

Gli eventi classificati da alcuni come ribellione, da alcuni come tentativo terroristico di rove- sciare il governo locale o forse anche nazionale, e da alcuni come una banale lotta tra i clan tribali che mirano al controllo del futuro della nazione, potrebbe essere durato non a lungo

  • tutto accadde quasi inaspettatamente e rapidamente come una burrasca proveniente dal nulla – ma erano una testimonianza del fatto che lo status quo politico ed economico in una qualsiasi delle repubbliche post-sovietiche non è una questione a lungo termine, e invece può cambiare per un capriccio di coloro che hanno accesso sia ai mezzi che ai desideri di alterare i modi stabiliti. Questo articolo esamina i vari punti di vista di entrambe le possibili cause degli eventi di Almaty del gennaio 2022, così come le future ramificazioni per lo stato di sicurezza nella regione, e forse anche oltre.
Keywords

Kazakhstan, Central Asia, Terrorism, Insurgency, Regional Security, Coup d’état

Ali Fisher – Nico Prucha, “Working and Waiting”: The Salafi-Jihadi movement on Telegram in 2021

Abstract

Salafi-Jihadi groups adopted the Telegram messaging platform around 2016. Since then, it has been a mainstay of the information ecosystem for groups such as al-Dawlat al-Islamiyah (IS) and al-Qaeda (AQ) and other foreign terrorist organisations (FTO). While the Salafi-Jihadi move- ment has been using Telegram, the general userbase of the platform has grown rapidly, it was 5th most downloaded mobile app worldwide in 2021 and 13th most used social platform globally. This paper uses examines how the Salafi-Jihadi movement operates on Telegram as a network of interconnected hubs where traffic and influence flow in multiple directions creating a vast dynam- ic ecosystem. This research offers the most comprehensive analysis, to date, of the information ecosystem of Salafi-Jihadi groups on Telegram. It is based on observation during 2021 of over 7,000 channels belonging to elements of the Salafi-Jihadi movement including IS, AQ, Taliban, the Muslim Brotherhood, and Hamas, along with Salafi channels of importance to the movement.

It finds that just under 90% of the channels connect into a single giant network (including channels from IS, AQ, Taliban, the Muslim Brotherhood, and Hamas). This means they are part of an interconnected ecosystem which comprise sub-clusters that have varying degrees of shared meaning. They often share common sources of content, frequently those channels on the Salafi side of the Salafi-Jihadi nexus. Such channels create a permissive environment in which Salafi-Jihadi groups can target their intended audience, and share material to bolster their theological position to craft a specific religious identity. Furthermore, the most important Salafi channels are much more likely than other channels to be sharing join links to other channels. Despite the volume of data available via Telegram, with some notable exceptions, much of the analysis and commentary of the Salafi-Jihad movement on Telegram has been anecdotal or su- perficial, resulting in the image of very insular Jihadi communities just talking to themselves. In 2021, far from being driven off Telegram (or the internet) by EUROPOL led disruption efforts, the Salafi-Jihadi movement and the FTO elements within it, have reconfigured just as a flock of birds adjusts in flight to the attack of a predator. In 2022 they continue to exploit the platform.

Keywords

Salafi-Jihadi movement, Telegram, strategic communication

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Fascicolo 14 | 2021

PUZZLE AFGANO

Marco Lombardi, Puzzle afghano

Abstract
Afghanistan is a Crossroads (Caspani E., Cagnacci E., Afghanistan crocevia dell’Asia, Vallardi 1951): a plural place of multiple objects that intersect, approach, contaminate, detach, conflict: a constant morphogenetic process that never allows detecting a stable form that favors some predictability of future forms.
Afghanistan has always been a puzzle, whose recomposition cannot be inspired by the figure on the box that contains its pieces.
Unfortunately, this is evident every time the transient form, characterizing that historical period, fragments to prepare for a new configuration, opening a long period of uncertainty and causing serious damage to the objects that had characterized the stability of the previous period.
Afghan was always a puzzle, for all those who have crossed the Khyber Pass.
Precisely for this reason, we have decided to publish in this issue of the magazine a series of articles, even short ones, each of which wants to be a piece of the larger puzzle. Please be careful that we are not proposing a vision (the guide image printed on the game box) but we are beginning to make pieces available to favor a future logic, always reviewable, that can compose them in some form.
It is however understandable that the pieces offered are not thrown home in the box, but underlie an interpretative background that emerges by some considerations.
These are the events that led to the surrender of Kabul – not its fall – whose effects were already written.
It could not be otherwise.
But it could have been different.
I don’t think it’s possible to predict future Afghanistan right now, but I think it’s useful to collect the pieces of the puzzle and try to put them together in a design capable of redefining itself at the entrance of each subsequent new piece.
It is in this spirit that we offer the first pieces of the game with the following articles.

Keywords
Afghanistan, conflicts, scenario analysis

Rene D. Kanayama, Regional Ramifications for Taliban-Controlled Afghanistan – Role and Position of Uzbekistan on Islamic Fundamentalism 1991-2021

Abstract
With most international press reporting after August 2021 being focused on “fall of Kabul”, it should be noted that it will be those who carry on in the region as neighbors that need to deal with Taliban-controlled Afghanistan, and not as much those who left. With centuries of foreign conquest that attempted to subdue Afghanistan and its people, the most impactful in the past 50 years will remain both the decade long Soviet occupation of the land and US presence that lasted 20 years and ended abruptly two months ago.
Uzbekistan, as the most populous country of the Central Asian region, has had a special relationship – either to, or with Afghanistan – as the Uzbek SSR it was a preparatory ground for Soviet troops commencing its occupation in 1979. Then, throughout the occupation period it kept functioning as a military base through which the Soviet armed forces entered and exited Afghanistan.
The article examines Uzbekistan’s exposure to Islamic extremism throughout its 30 years of independence, as well as historical traits that shaped the future interrelation with more religiously fundamental neighbors. The country may have kept away from the open civil conflict that became widespread in other parts of the ex-Soviet area, but was not immune to attempts (albeit relatively sporadic) to topple its secular regime by radical elements originating either within homeland, or in its immediate vicinity.
The origins and growth of Taliban movement in Afghanistan are intertwined with many of the extremist events taking place within Uzbekistan after 1990, and an scholastic attempt is being made at assessing the current potential reach of both Taliban as a cultural-religious phenomenon as well as the multiple radical elements flourishing inside Afghanistan to neighboring region, in particular Uzbekistan.
Con la maggior parte dei servizi giornalistici internazionali dopo l’agosto 2021 incentrati sulla “caduta di Kabul”, va notato che saranno coloro che continuano nella regione come vicini a dover affrontare l’Afghanistan controllato dai talebani, e non tanto quelli che se ne sono andati. Con secoli di conquiste straniere che hanno tentato di sottomettere l’Afghanistan e il suo popolo, il più impattante negli ultimi 50 anni rimarrà sia la decennale occupazione sovietica della terra e la presenza statunitense che è durata 20 anni e si è interrotta bruscamente due mesi fa.
L’Uzbekistan, in quanto paese più popoloso della regione dell’Asia centrale, ha avuto un rapporto speciale, con o con l’Afghanistan – come Repubblica socialista sovietica uzbeka era un terreno preparatorio per le truppe sovietiche che iniziavano la sua occupazione nel 1979. Poi, per tutto il periodo di occupazione, ha continuato a funzionare come base militare attraverso la quale le forze armate sovietiche entravano ed uscivano dall’Afghanistan.
L’articolo esamina l’esposizione dell’Uzbekistan all’estremismo islamico durante i suoi 30 anni di indipendenza, così come i tratti storici che hanno plasmato la futura interrelazione con i vicini più religiosamente fondamentali. Il Paese potrebbe essersi tenuto lontano dal conflitto civile aperto che si è diffuso in altre parti dell’area ex-sovietica, ma non fu immune da tentativi (sebbene relativamente sporadici) di rovesciare il suo regime laico da parte di elementi radicali originari o della patria, o nelle sue immediate vicinanze.
Le origini e la crescita del movimento talebano in Afghanistan sono intrecciate con molti degli eventi estremisti che si sono verificati in Uzbekistan dopo il 1990, e si sta facendo un tentativo scolastico di valutare l’attuale potenziale portata dei talebani come fenomeno culturale-religi-oso così come i molteplici elementi radicali che fioriscono all’interno dell’Afghanistan nella regione vicina, in particolare l’Uzbekistan.

Keywords
Afghanistan, Uzbekistan, Taliban, Radicalism, Regional Security, Threat to Homeland

Luca Cinciripini, Il nuovo governo talebano, tra interessi locali e minacce internazionali

Abstract
Il varo del nuovo governo a guida talebana è stato a lungo considerato il primo banco di prova per valutare le prossime mosse dei nuovi padroni dell’Afghanistan nei confronti della comunità internazionale. Secondo numerosi osservatori, infatti, un’eventuale presa di distan-za dalla galassia estremista e terroristica avrebbe potuto segnalare l’intenzione dei Talebani di perseguire la strada del dialogo e del riconoscimento internazionale. Tuttavia, attraverso un’attenta lettura della composizione del nuovo esecutivo si rileva un forte elemento di continuità con la leadership talebana che guidò il Paese fino alla caduta del regime nel 2001. In aggiunta, i ruoli di primo piano conferiti a figure legate a doppio filo al mondo del terrorismo, come nel caso dei leader del clan Haqqani, segnala quanto i legami tra il nuovo establishment talebano e il jihadismo restino estremamente saldi. Si rileva, in aggiunta, l’innovativo utiliz-zo di argomentazioni giuridiche nel richiamare presunte violazioni di accordi internazionali da parte degli USA, segnalando un salto di qualità nelle strategie talebane e confermando il crescente peso del lawfare nel quadro dei conflitti ibridi. Infine, il coinvolgimento di attori regionali e internazionali nella formazione del governo è destinato a incidere sulle prossime mosse dell’esecutivo afgano, con inevitabili ricadute su un’area di crisi dotata di proiezione non solo locale bensì globale.

Keywords
Afghanistan, Haqqani, Talebani, governo afgano

Daniele Plebani, Islamic State – Khorasan: “Fotografia in movimento” post 26 agosto 2021

Abstract
Quanto avvenuto in Afghanistan nell’agosto 2021 ha segnato la fine di un’era militare e una svolta nella politica regionale e internazionale. Il ritiro della coalizione e l’avanzata dei Talebani verso Kabul sono state quasi adombrate da un terzo attore, IS-Khorasan, il quale è riuscito a porre la propria firma su questo crocevia storico e che potenzialmente può essere la base per una nuova epopea del gruppo nella regione. Proprio in Afghanistan, uno dei paesi dove IS ha subito maggiori perdite, potrebbe partire la scintilla per infervorare ancora una volta i propri adepti in tutto il globo e riproporsi quale competitor per la primazia della galassia jihadista.

Keywords
islamic state, khorasan, terrorismo, Talebani, Kabul

Federico Borgonovo, Badri 313: uno strumento di guerra ibrida tra propaganda strategica e riassetto operativo

Abstract
Per i Talebani una “forza speciale” è un soggetto per natura ibrido e la Badri Force 313 rappre-senta uno degli esempi più chiari ed espressivi di tale concezione. Lo stesso nome Badri 313 è stato attribuito a diverse unità militari appartenenti alle forze Talebane. La prima unità nota come Brigata 313 rappresentava un’unità suicida d’élite connessa alle cellule qaidiste presenti nel paese. Con l’evolversi del conflitto la strategia mediatica portata avanti dagli esponenti del Haqqani network si è modificata e con essa anche l’impiego delle forze speciali. Alla presa di Kabul è stata infatti notata la presenza di unità militare denominata Badri Battalion 313 e poi Badri Force 313, altamente addestrata e ben equipaggiata, impiegata come forza di sicurezza. Ripercorrendo la storia e l’evoluzione delle unità note come Badri 313 è stato possibile oss-ervare un utilizzo combinato di strategie mediatiche e impiego di forze speciali.

Keywords
Haqqani, Talebani, Badri 313, Forze Speciali, Propaganda

Marco Zaliani, La reazione dell’ecosistema digitale della destra alla vittoria talebana

Abstract
La ritirata americana dall’Afghanistan ha scatenato molteplici reazioni negli ambienti estrem-isti online. Uno dei più recettivi all’evento è stato sicuramente l’ambiente della destra estrema. Diverse sue frange hanno infatti sfruttato l’eco mediatico della vittoria talebana per proporre chiavi di lettura diverse a seconda dell’ideologia di riferimento. Partendo dall’etno-nazionalismo, passando per l’anti-establishment e il complottismo fino ad arrivare alle ideologie incel e al conservatorismo. Nonostante le apparenti differenze inconciliabili, l’estrema destra e i gruppi jihadisti pre-sentano affinità sia ideologiche che operative. Queste vicinanze hanno infatti permesso una reciproca ispirazione ed emulazione da parte di gruppi di estrema destra e jihadisti, accomuna-ti da nemici comuni, tattiche comunicative analoghe e logiche pro-violenza.

Keywords
Afghanistan, Talebani, estrema destra, comunicazione, ideologia

Giacomo Buoncompagni, The Role of Technology and “Infodemic” in The New Afghan Crisis

Abstract
Unlike twenty years ago, the Taliban no longer suffer from ‘technophobia’. They have learned that communication (and information overload) are crucial in their battle for power, and the recent takeover of Kabul has shown us that. The Taliban conquest was carried out with weap-ons, AK-47s, M-16s, and also with state-of-the-art smartphones (Alonso 2021; Stengel 2021). A power struggle where the time factor and technology, accompanied by an almost silent construction of the communication strategy (public and digital), have been the two real weapons of Taliban success and Western failure. In the 1990s, the Taliban rejected any form of progress and any kind of technological aspects, including access to the Internet. However, after taking Kabul, they are fascinated by the gymnasium of the presidential palace, participate in the international press and some of the leaders do not hide their Apple Watch (Mozart, ur-Rehman 2021). The Taliban have deployed their weapons of media seduction in an attempt to reassure the international community, not hiding their communication skills and technological read-iness and trying to rebuild their reputation in the digital public space, countering the news overload produced by the Western media with distorted information. Through the study and qualitative analysis of international press sources and available scientific literature, the main socio-historical and socio-communicative aspects concerning the communication and strategic use of the media by the Taliban leaders in Afghanistan will be analyzed.

Keywords
social media, Taliban, infodemic, terrorism, Kabul, Afghanistan

LA RIDEFINIZIONE DELLO SCENARIO DI MINACCIA

Laris Gaiser, Golden power ed intelligence economica: strumenti strategici di tutela della stabilità e della sicurezza economica italiana nel contesto della globalizzazione post-Covid19

Abstract
Negli anni a venire la pandemia del Covid-19 avrà notevoli ripercussioni sull’economia e sull’ordine internazionale. In l’Italia essa ha fatto emergere le fragilità e le criticità del tessuto economico-produttivo nazionale ovvero la mancanza di una cultura geoeconomica che renda il Paese resiliente in un contesto globale permeato dai conflitti di quinta generazione. Per difendere le aziende strategicamente importanti in una fase di debolezza sistemica, l’Italia ha dato una risposta emergenziale, di tipo passivo, con l’aggiornamento della cosiddetta norma-tiva golden power. Qualora questo strumento venisse coordinato con un approccio maggior-mente attivo, basato sull’istituzionalizzazione di un sistema di intelligence economica, l’Es-ecutivo fornirebbe il sistema-Paese gli strumenti adatti a facilitare la formazione di una nuova dinamica di sviluppo migliorandone le capacità di reazione e di competitività a livello globale. Il cambio di postura internazionale dell’Italia è reso urgente a causa dal ventennale ritardo nella comprensione delle esternalità positive originate dai sistemi d’intelligence economica stranieri e per il moltiplicarsi della dinamicità geopolitica a livello globale.

Keywords
intelligence economica, golden power, sicurezza, Covid-19

Francesco Balucani, L’architettura cibernetica del sistema Paese nella quinta dimensione della conflittualità. L’efficacia del Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica

Abstract
With the advent of information technologies (IT) and the birth of a fifth dimension of conflict, nation states are called upon to face a growing and diverse number of real and current threats. The dual-use nature of information technologies, the lowering of the access threshold to military capabilities determined by the potentiality of the network, the growing digital protectionism manifested by the great powers and the inversely proportional relationship between computerization and security in modern societies, force governments to build and implement cybernetic architectures able to protect society and Operators of Essential Services (OES) from threats coming from the ubiquitous and pervasive front of cyberspace. In Italy, with the National Strategic Framework for the security of cyberspace, some important steps in this direction have been accomplished, which then resulted in the formulation of the National Plan for cyber protection and cybersecurity, in the implementation of the European NIS directive and in the establishment of a national Computer Security Incident Response Team (Italian CSIRT).

Keywords
cybersecurity, national Security, cyber Strategy, information technologies, cyberspace, cyber-war, sicurezza informatica, sicurezza nazionale, architettura cibernetica, spazio cibernetico, informatizzazione, guerra cibernetica

Cosimo Melella – Emilio Lo Giudice, Ransomware strikes back! Il racket informatico continua a colpire le infrastrutture critiche

Abstract
Ransomware attacks are now the greatest threat to critical infrastructure. These threat actors block data and/or IT systems of the infrastructures and then make the description key available only upon payment of a ransom, in Bitcoin or Monero. The case of the attack on the health system of the Lazio Region is perhaps the most famous in the Italian panorama but certainly not the most dangerous. The consequences are not limited only to business aspects but can evolve into forms of digital warfare between nations, new forms of political persuasion, or even new forms of extortion racket available to criminal organizations.
There are several ways in which you can respond to these cyber attacks: from defense mechanisms on data retention on backup, or you can simply give in to the requests of the attackers or even try to negotiate, trying to understand if the attackers are actually in possession of the decryption keys, up to the common strategies between public and private, even transnational, which aim to improve the sharing of information and defense mechanisms. This last strategy would be the one to be favored since the infrastructures are crucial for the functioning of the States.

Keywords
intelligence economica, golden power, sicurezza, Covid-19

Daniele Maria Barone, Anti-establishment: demand and supply

Abstract
In audience-driven contexts, believing passionately in a set of values or a cause is an asset. In borderline cases, this emotional context can facilitate, deliberately or not, the adoption of single-minded visions for solving problems and changing society, leveraging on uncertainty instead of focusing on objective criteria, promoting the categorization of social groups through the paradigm of “us and them”.
This highly emotional narrative has proven to be a versatile vector for extremist discourse, able to overlap the ideological aspect and connect divergent views.
The adaptive features of this rhetoric allowed its pervasiveness from violent extremist circles to opaque communication contexts, becoming a transversal boundary-spanning tool for different social segments. Thus, the propagation of a communication phenomenon, rooted in social structural changes as globalization, educational and cultural divisions, increased polarization between prosperous and less developed regions, tech giants self-regulation, political or religious dissatisfaction.
With these premises, this paper is aimed at analyzing how polarized rhetorics, adapting to an ever-evolving social set of values, can insinuate in some non-extremist contexts and understand how their exploitation by various actors can incentivize the spread of anti-establishment views or beliefs.

Keywords
Anti-establishment, disinformation, conspiracy theories, extremism

PENSARE IL TERRORISMO

Riccardo Micheletti, Terrorismo e morale. La posizione israeliana alla luce dell’operazione Entebbe

Abstract
There is a deep connection between the fight against terrorism and moral; a connection that represents the precondition necessary to “every” sort of effective contrast to the phenomenon. That concept emerged clearly during the international conference that took place in Washington by Jonathan Institute, in June 1984. In this convention, where authorities of the most diverse disciplines were invited to report (jurists, philosophers, historics, journalists and strategic studies experts), the experts tried to provide the guests some effective “tools”, drawn to lighten up the complex phenomenon of international terrorism. «However as a premise to all these means», pointed out during the conference Benjamin Netanyahu, that is the one who became multiple times Israel’s Prime Minister, there had to be an assurance, «the moral belief that terrorism, in any shape or pretext», it was «an inexcusable evil». The moral subsidence, an “ambiguous” position, not evident towards terrorism phenomenon, could only strengthen, in the eyes of terrorists, the idea of an intrinsic “weakness” of free peoples.

According to Netanyahu, in front of the threat of terrorism it was necessary to respond by practicing the moral virtue of courage, not only at a military level, but also at all levels of society, particularly at a political and civil level. During Operation Entebbe (military action performed in the hinterland of Eastern Africa, in the night between 3 and 4 July 1976, that rescued 103 hostages, mainly Israelis, and members of Air Force 139’s flight crew, hijacked by four terrorists), such virtue was wield exemplarily concerning the political aspect (in the first place by Yitzhak Rabin, Prime Minister of the state of Israel at the time), the military one (by Lieutenant Colonel Jonathan Netanyau, dead during the operation), and indirectly by Israel’s civil society, historically trained, in every aspect, to actively react to the ceaseless threats of terrorism. After Operation Entebbe’ success, no plane that took off or landed in the state of Israel was ever hijacked again.

Keywords
Terrorismo, Morale, Entebbe, Relazioni internazionali

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Fascicolo 13 | 2021

PERSPECTIVES ON VIOLENT EXTREMISM

Barbara Lucini, QAnon: risk assessment sociologico di un fenomeno estremista

Abstract
This article aims to propose a sociological reflection of risk assessment represented by the QAnon phenomenon. The complexity of QAnon, its communication mechanisms, the relational and organizational peculiarities deserve to be deepened, considering the social categories and cultural aspects that intervene in the constitution of different forms of the same phenomenon.
Through an analysis of the historical, social and cultural components of this phenomenon and a google trends research related to the research on the subject QAnon carried out in Italy, France, the United Kingdom, Germany it has been possible to propose an interpretative model capable of orienting the assessment of the risk of radicalization and extremism, as well as the future scope of this potential threat, which seems to be increasingly a resilient extremist phenomenon.

Keywords
QAnon; radicalisation; extremism; violence; social movements; resilience

Abdullah Metin, West of ISIS: a discourse and operation analysis from occidentalist perspective

Abstract
Studies on terrorist organizations have been constantly increasing as terrorism have become an imminent threat at the global level. One of these organizations, the self-declared Islamic State in Iraq and Sham (ISIS) has provided so much data through its intensive media use. Although considerable research has been done on ISIS’ magazines, videos, and social media releases, less attention has been paid to its discourse on the West. Therefore, this paper aims to explore ISIS’ perception of the West from Occidentalist perspective. To achieve this aim, numerical and text-based data was acquired by scanning ISIS propaganda magazines, Dabiq, Konstan­tiniyye, and Rumiyah. Also, an operational analysis was performed by mapping the locations targeted by ISIS’ actions. This article contributes to the literature on several points. First, while almost all of the studies analyze only the English-language magazines Dabiq and Rumiyah, this study also includes the Turkish magazine Konstantiniyye. Second, unlike other studies, this research also focuses on ISIS’ targeting of the Western way of life. Third, the study assesses ISIS’ attacks in the West by combining them with the content analysis of the magazines. Last but not least, it compares ISIS’ reaction to the West with the other Eastern reactions that per­sisted for nearly 200 years. The results disclose that ISIS considers its struggle against the West as a religious and sacred war. It also targets the different core values and lifestyles of the West. Furthermore, ISIS’ discourse is repudiative, condemning, and challenging, whereas previous Eastern reactions to the West were eclectic and apologizing.

Keywords
Dabiq, Rumiyah, Konstantiniyye, terrorist propaganda, the Islamic State (ISIS), Occidentalism

Daniele Maria Barone, EU economic losses in the haze of jihad

Abstract
The consequences of the terrorist threat go far beyond intangible factors. Behind the casualties, the symbolic and communicative charge brought by the perception of a jihadist looming threat, reverberates in concrete impacts on the economy of a State, turning fear into costs or variations in economic standards at different levels.
In these terms, it is fundamental to analyze the direct and indirect economic consequences of terrorist attacks in Europe, to quantify their repercussions and which sectors should be accurately be monitored to efficiently prevent and counter the destabilization spread by these violent events.
From this perspective, based on previous researches and surveys in different sectors (i.e. socio-economic, marketing, policy-making) this paper is aimed at suggesting which areas could be better monitored to depict the economic consequences of terrorism in the EU and highlight which elements of the phenomenon are still over or underestimated.

Keywords
Jihad, terrorist attack, European Union, economy

Tiziano Li Piani, Threat Assessment and Vulnerability Mapping for Sensitive Buildings against Terrorism in urban environments

Abstract
The architectural and cultural heritage of European cities is exposed to various hazards of different nature – natural events such as floods or earthquakes but also man-made threats. The escalation of terrorist attacks conducted in urban environments against soft targets necessitates the development of guidelines for the antiterrorism design of buildings and public spaces. Counter-terrorism engineering design is challenged by the lack of definite knowledge and quantitative assessment concerning terrorist risks, including the behavior of terrorists prior and during an attack. The results of a pilot project that aimed at comprehensively addressing terrorist attack scenarios against Churches in urban settings are summarized in this chapter. The threat assessment was based on the statistical inference of patterns extracted from a sizeable database of such attacks. The statistical incidence of certain behavioral patterns enabled the quantitative elaboration of ten threat scenarios, addressing also timing and placement patterns of the attackers based on their modus operandi. Data analysis revealed inter alia that even if an attack is targeting the inside of a the building, people on the outside are also in danger, even beyond the entrance. The extension of this vulnerability area is not only determined by the type of weapons used but also depends on the social function of the public space in which the building is situated. This chapter summarizes the main results of the project and further interprets and generalizes its main findings.

Keywords
Terrorism, input, target, threat encoding algorithm, space of influence.

PERSPECTIVES ON CYBERWARFARE

Federico Borgonovo – Luca Cinciripini – Marco Zaliani, L’attacco hacker a SolarWinds: nuove frontiere del cyber warfare e impatti geopolitici

Abstract
The growing relevance of cyber warfare as a dimension of conflict and competition in international relations, such as to involve state entities and non-state actors, stems from the high level of digitization and interconnection achieved by contemporary society. Given the high pervasiveness of digital tools and technologies, cyber threats can now orient themselves not only towards the military sphere of a single country, but also towards civil infrastructures such as to seriously endanger national security. This implies the need for a careful evaluation not only of the technical specifications connected to certain attacks, but also to evaluate the potential repercussions on the international geopolitical level. Therefore, this article intends to trace the physiognomy of the hacker attack suffered by the US company SolarWinds, underline the scope and importance of the cyber threat and the possible repercussions of systemic security for Italy. Such large-scale attacks represent an immediate danger for various key sectors in the economic and social spheres, also considering the existing regulatory vacuum at the level of national and international law that limits the possibility of effective contrast and the identification of effective countermeasures. This article identifies the main gaps and threats of the current picture and indicates mitigation factors.

Keywords
Cyberwarfare, SolarWinds, Supply chain attack, malware, APT, impatto.

Cosimo Melella, Cyberwarfare: combattere in una nuova dimensione

Abstract
This work focuses on and explores the theme of a new type of war. Unlike the past wars, it has particular characteristics that are decreeing its success to the point that it is a candidate to become the paradigm of future conflicts between nations.
The 1910s of the 21st century began with state actors of the first cyber weapon known to the general public (Stuxnet). They ended at the end of last year with a significant cyber attack on some of the main infrastructures “sensitive”of the American government (the attack suffered by Solarwinds).
Cyberspace is, therefore, the new battlefield on which the leading players on the international stage face each other. In this arena, new forms of attacks develop, such as influencing attacks aimed at “influencing” public opinion by encouraging the copious dissemination of fake news through social networks.
In any fight, the goal is to overwhelm the opponent, annihilating the forces both on a tactical and strategic level. From this point of view, cyber operations are also more effective than conventional conflicts, allowing to launch of potentially devastating attacks on a technological or economic level, from the short to long run. Even without physically destroying the attacked sites, allow striking any goal at any time.
In the light of what has been summarized so far, we will proceed in this research work, starting from attempting to provide a clear definition of a cyber attack. It should be noted that this expression implies an unauthorized intrusion into a computer and a physical computer network with the intent of sabotage, and that can cause from simple forms of tampering to denial of service, up to the exfiltration of data and infiltration into servers.
We will then continue to outline which are the actors of the threats and the new types of attacks (among these, as previously mentioned, we find the new channels of disinformation), which will involve much more the mobile internet devices (smartphones and tablets) also under the reduction in costs and the increase in power of the same – combined with the new health emergency due to Covid19 – which, benefiting users, have made effectiveness and maintenance even more complicated the level of security of “sensitive” infrastructures.
The paper will conclude by referring to the new strategies used by the Rogue State and proposing new possible countermeasures and remediation methods, methods aimed precisely at preventing and limiting these attacks used by threat actors.

Keywords
Information Security, Cyberwarfare, Advanced Persistent Threat, Malware, Information Warfare

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Fascicolo 12 | 2020

I. COVID-19 and Communication Crisis Management

Marco Lombardi, Communication Crisis: COVID-19. Nothing since Chernobyl

Abstract
La pandemia da COVID-19 ha generato un’emergenza sanitaria e allo stesso tempo una crisi comunicativa. Infatti, molti degli aspetti fondamentali della comunicazione di crisi e del crisis management non sono stati considerati e attuati. In particolare, la presente riflessione vuole porre attenzione a quattro premesse fondamentali per interpretare quanto sta accadendo: guerra ibrida; società reticolare; la lezione appresa da Chernobyl; crisis management e specifiche competenze.
Queste premesse verranno declinate nei loro aspetti caratteristici al fine di giungere ad una considerazione finale che prevede di ricominciare daccapo, tenendo conto dei principi della comunicazione della crisi e del crisis management

Keywords
Communication crisis; covid – 19; crisis Management; crisis narratives; crisis scenario

II. Empirical Research – COVID-19 and Viral Violence – International Converge Project

Barbara Lucini, Foreword. COVID-19 and Viral Violence: state of the art and beyond

Maria Alvanou, Safety vs. Security during the COVID-19 pandemici

Abstract
I concetti di safety e security, anche se spesso considerati uguali, sono in realtà diversi. La differenza principale si riferisce all’intento umano dietro il comportamento che causa la minaccia o l’evento dannoso. Le crisi sanitarie, come quella rappresentata dal COVID-19, costituiscono una minaccia contro la sicurezza e rendono imperativo per gli Stati adottare misure di protezione. Già l’esperienza di gestire la minaccia alla sicurezza del terrorismo dopo l’11 settembre ha mostrato come le politiche statali possano avere un grave impatto sulle società. L’articolo tratta dell’impatto che le politiche di sicurezza per combattere la pandemia possono avere sulla sicurezza delle persone e soprattutto dei gruppi vulnerabili. Alle sfide per la sicurezza contro la vita e le libertà dei cittadini vengono presentati esempi provenienti da luoghi diversi in tutto il mondo e in particolare per salvaguardare la democrazia. Infine, la nozione di public safety e security come alibi per le misure che riducono i diritti e le libertà dell’individuo è trattata in modo critico.

Keywords
COVID-19, safety, security, threat, democracy

Giovanni Gugg, The tower is burning. Real and symbolic violence between technophobics and techno-rebels of 5G technology during the COVID-19 pandemic

Abstract
Durante un disastro si perdono i punti di riferimento spaziali e sociali, per cui è usuale che si possa cadere in un disorientamento individuale e collettivo, che poi viene elaborato e riassorbito in svariate modalità, compresa l’attribuzione di responsabilità. Attraverso il ‘processo di blaming’ la comunità disastrata va alla ricerca delle cause della calamità e individua un responsabile, generalmente fuori dal proprio ambito o in qualche esponente interno difforme e non alienato. Ma cosa accade quando la scala di un disastro è planetaria e tutti gli esseri umani ne sono coinvolti? Lo stiamo sperimentando con la pandemia di COVID-19, che è un disastro sanitario globale che, a cascata, diventa disastro economico, psicologico e sociale. In particolare, durante il lockdown imposto in numerosi Paesi europei tra l’inverno e la primavera 2020, è andata crescendo una teoria secondo la quale il nuovo coronavirus sarebbe in qualche modo legato alla tecnologia 5G. Ciò ha avuto varie ripercussioni in manifestazioni di piazza di scettici della pandemia e di tecnofobici durante l’estate e, in alcuni casi più rari, a forme di vandalismo verso le antenne delle telecomunicazioni. Il paper indaga questo fenomeno attraverso la prospettiva e gli strumenti dell’antropologia culturale.

Keywords
COVID-19 pandemic, 5G technology, Conspiracy theories, Vandalism, Skeptics

Barbara Lucini, Extremisms, viral violence and pandemic: Fusion Extreme Right and future perspectives

Abstract

Questo articolo è finalizzato a presentare i risultati delle attività di ricerca condotte nell’ambito del progetto Converge – COVID-19 Working Group – Itstime Working Group: COVID-19 and Viral Violence.
La ricerca si focalizza su alcune domande chiave con lo scopo di esplorare, comprendere e interpretare come l’attuale pandemia causata dal virus COVID-19 possa influenzare le attività di varie forme di estremismo.
In aggiunta, viene proposto un approfondimento dell’estrema destra e delle sue molte espressioni, data la sua peculiarità e l’importanza come minaccia globale.
Le attività di ricerca sono state condotte in accordo a un approccio metodologico misto, usando strumenti metodologici come una survey investigativa online e una etnografia digitale fondata su open source.
L’analisi di queste ricerche ha prodotto significativi risultati per meglio comprendere e interpretare la minaccia posta dall’estrema destra in varie parti del mondo e nel contesto dell’attuale pandemia.
Infine, nuove relazioni tra concetti portano alla definizione di fusione dell’estrema destra per identificare quei fenomeni collegati all’estrema destra e al tema della violenza simbolica.

Keywords
Extreme Right, extremisms; Fusion extreme right; Symbolic violence; Viral violence, pandemic

III. SINGLE ISSUE

Laris Gaiser, The consequences of COVID-19 on the geo-economic capacities of the People’s Republic of China

Abstract
La Repubblica Popolare di Cina rappresenta oggi uno dei grandi attori geopolitici mondiali. A tale posizione è potuta assurgere grazie alla cooptazione, in chiave anti Sovietica, effettuata negli anni Settanta del Novecento da parte degli Stati Uniti. Al termine della Guerra fredda Pechino ha optato per una politica di sviluppo che la portasse a primeggiare tanto nel settore economico, quanto in quello diplomatico e militare con lo scopo d’assurgere a potenza mondiale di riferimento. In tal modo il regime comunista cinese ha sfidato la logica della strategia che insegna a rifuggire dal perseguimento di un avanzamento di potenza contemporaneo nei tre settori, pena la creazione di un eccessivo attrito con gli altri Stati. La crisi del COVID-19 ha esasperato tale contrasto e sta portando gli Stati antagonisti a ridurre le capacità d’influenza economica di Pechino sfruttando anche gli evidenti contraccolpi alla capacità produttiva apportati dallo scoppio della pandemia.

Keywords
China, COVID-19, geo-economy, strategy, crisis

Giovanni Pisapia, 2020 Was a Bad Year – Review of Homicide and Gun-Violence Data from Selected Major US Cities

Abstract
L’obiettivo di questo articolo è quello di comprendere il recente aumento di omicidi registrato nei primi mesi del 2020 in diverse grandi città statunitensi, fornendo un quadro delle tendenze del crimine in quattro città: Atlanta (GA), Chicago (IL), New York City (NY) e Philadelphia (PA). Questo scritto non approfondisce l’identificazione di soluzioni efficaci e appropriate riferibili all’aumento di crimine violento. Invece, cerca di illustrare l’attuale aumento degli omicidi attraverso un’analisi quantitativa dei dati ufficiali sulla criminalità, che include le attività delle forze dell’ordine statunitensi a livello locale e le caratteristiche delle vittime e degli autori dei reati. L’articolo si basa su dati, messi a disposizione del pubblico attraverso i rispettivi siti web istituzionali, da ciascuno dei quattro dipartimenti di polizia summenzionati. L’articolo si sofferma inoltre sulle possibili cause del riportato aumento di omicidi e crimini violenti riconducibili all’uso di armi da fuoco.

Keywords
Crime trend; homicide USA; Gun-Violence

Szilveszter Póczik – Eszter Sarik – Orsqlya Bolyky, The impact of the Covid-pandemic on violence and some other forms of crime in Hungary

Abstract
Il presente studio mostra i risultati della prima ricerca condotta dal Gruppo di lavoro Covid istituito presso l’Istituto Nazionale di Criminologia (OKRI/NIC) a Budapest nel settembre 2020. L’analisi è stata effettuata sotto forma di una desk research sugli aspetti criminologici della epidemia da Covid, i cui risultati sono presentati in questo report. La corrente relazione funge anche da progetto per un’ampia ricerca prevista per il 2021. Dall’esito dell’analisi, si può senza dubbio concludere che la pandemia da Covid ha portato alcuni cambiamenti strutturali e nuovi fenomeni sono emersi anche nel campo della criminalità. Potremmo anche sperimentare queste nuove tendenze in Ungheria. Anche se in Ungheria, a differenza dei paesi dell’Europa occidentale, non c’erano movimenti di protesta violenti e il numero generale di atti violenti sembrava diminuire durante l’epidemia, sono apparse nuove forme di odio, i cittadini hanno comprato più armi e c’è stata anche una crescita degli atti di violenza domestica. L’epidemia ha rafforzato la comunicazione nello spazio online e quindi ha fornito un’opportunità per la criminalità informatica e le relative frodi e contraffazioni, mentre alcune nuove forme di frode hanno anche cominciato a diffondersi offline. Il governo ungherese ha ritenuto necessario introdurre norme giuridiche speciali per proteggere la salute dei cittadini e prevenire la diffusione di notizie false. Lo studio descrive anche queste misure giuridiche. L’esame dei sei mesi del periodo epidemico ci ha permesso solo di scoprire alcuni nuovi fenomeni, ma non ha fornito l’opportunità di ottenere dati interpretabili. Questo sarà il compito della ricerca futura.

Keywords
Russia, cultural diplomacy, international relations

Marco Maiolino, Geopolitics of information, aids and vaccines make sense in the framework of COVID-19 and Hybrid conflicts

Abstract
Questo breve contributo inizia con una riflessione sul COVID-19 e sull’evoluzione dei conflitti. Quindi, i due fenomeni sono messi insieme e coniugati nell’odierna realtà reticolarizzata, diversa e non-lineare, che, si argomenta, li rende intellegibili e ne fornisce una sintesi.
La geopolitica dell’informazione, degli aiuti e dei vaccini è presentata e sostenuta coerente con il quadro interpretativo sopra delineato; in conclusione, si coglie il bisogno di comprensione e gestione più efficaci della realtà contemporanea, dei rischi e delle minacce che presenta.

Keywords: COVID-19, hybrid conflicts, risk analysis, geopolitics.

IV. COMMENTARY

Federico Lunardi, COVID Pandemic: Some Free Thoughts

Filippo Nativi, COVID-19. Behind the Disease

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Fascicolo 11 | 2020

I. NEW PERSPECTIVES IN PREVENTING AND COUNTERING VIOLENT EXTREMISM

Marco Lombardi, Barbara Lucini – Marco Maiolino, Beyond counter- and alternative narratives to tackle extremism: the new Format model

Abstract
Il concetto di Countering Violent Extremism (CVE) è stato introdotto in Europa nel 2004-2005, a seguito dei devastanti attacchi terroristici di Madrid e Londra; dal momento della sua introduzione tale concetto è apparso all’interno di una miriade di contributi e, sebbene scaturito dalla minaccia emanata dall’estremismo religioso, è trasversale alle diverse tipologie di estremismo.
Continua a mancare una definizione internazionalmente condivisa di terrorismo e di estremismo violento, così come non vi è consenso né su cosa il CVE precisamente costituisca né sulle forme che lo contraddistinguono; il CVE è interpretato come comprensivo di svariate attività intraprese a diversi livelli, facendo emergere un’importante questione di coordinamento.
Nel quadro del CVE e non senza controversie, il contrasto alla comunicazione estremista ha avuto un ruolo di rilievo sin dal principio e, oltre alla sua mera distruzione, contro-narrative e narrative alternative hanno trovato ampio spazio di sviluppo ed applicazione, mostrando potenziale e limiti significativi.
All’interno di questo articolo, le contro-narrative e narrative alternative nel CVE sono oggetto di un’analisi Strenghts, Weaknesses, Opportunities and Threats (SWOT) che, nelle pagine seguenti, è presentata nella metodologia e realizzata.
L’analisi SWOT evidenzia il bisogno di innovare lo sforzo di comunicazione strategica in maniera da svilupparne la capacità di adattarsi ad un contesto in continua e rapida evoluzione, nonché da incrementarne l’efficacia nel contrasto all’estremismo violento. Con tali finalità viene presentato il modello format.

Keywords
Violent extremism, communication, swot analysis, format model

Barbara Lucini, Soft skills for governing new threats: training methods for LEAs in preventing and countering violent extremism and radicalisation

Abstract
Il presente articolo intende fornire un’analisi dell’importante contributo che la resilienza, soprattutto nella sua dimensione culturale, può fornire nei contesti di post- crisi e negli scenari di conflitto, in relazione con l’approccio operativo della cultural diplomacy.
La premessa importante riguarda il concetto di resilienza e il suo ruolo nell’ambito della gestione delle crisi e dell’analisi del rischio. La resilienza culturale si ritiene essere fattore imprescindibile per la costruzione di identità nazionali, collettive e individuali che siano in grado di definire, interpretare e gestire le nuove minacce ibride.
Lo stesso elemento culturale unito al concetto di identità sono da considerarsi, quali driver per una necessaria relazione fra la dimensione culturale della resilienza e la cultural diplomacy.
Le considerazioni finali consolidano la prospettiva socio- antropologica legata alla dimensione culturale e all’applicazione del concetto di resilienza nell’ambito della cultural diplomacy, per la gestione delle tensioni e conflitti socio – politici in molte parti del mondo.

Keywords
Cultural resilience, cultural diplomacy, security, adaptation, proactivity.

II. A FOCUS ON VIOLENT EXTREMISM

Daniele Maria Barone, The institutional symmetry of an asymmetric conflict. A State – State rivalry throughout Daesh’s Soft-Power

Abstract
Analizzare Daesh solo attraverso la sua capacità di mantenere sempre comunicativo il suo brand può oscurare la reale finalità dell’organizzazione: creare e governare il suo Stato senza confini.
L’organizzazione sta gradualmente riuscendo ad escludere dall’immaginario collettivo la sua identificazione attraverso la figura di un leader o di un’ideologia ma, al contrario, facendo leva sul consolidamento del suo soft-power, essa viene sempre più percepita dai suoi sostenitori come un vero e proprio stato.
Il gruppo sta superando la propria ideologia, insinuandosi nell’ecosistema sociologico e psicologico dei suoi attivisti, entrando lentamente nelle loro fasi di interpretazione dell’ambiente che li circonda, dal monopolio del loro tempo libero fino ad accrescere la sua influenza ad un livello tale da diventare una valida alternativa alla burocrazia statale. Infatti, Daesh ha ormai acquisito sufficienti strumenti per conoscere ed influenzare il modo di percepire il mondo di individui e intere comunità, sfruttando questo potenziale a suo vantaggio.
Tenendo presente i fattori esogeni (il background sociologico degli attivisti) ed endogeni (il modus operandi messo in atto dal gruppo), quest’analisi spiegherà come Daesh, utilizzando diversi mezzi di comunicazione, sia riuscito ad accrescere la sua immagine di entità stabile. La ricerca spiegherà che questo processo non è casuale ma rappresenta il reale nucleo di Daesh e che, da questa prospettiva, la capacità di adattamento dell’organizzazione terroristica è solo uno strumento utile ad alimentare il suo soft-power.

Keywords
Daesh, Jihad, Soft-power, Hybrid warfare

Tommaso Longo, Misoginia online: le nuove forme di radicalizzazione all’interno del terrorismo Incel

Abstract
A partire dall’11 settembre 2001, le caratteristiche del terrorismo e, di conseguenza, anche il processo di radicalizzazione degli individui è radicalmente cambiato. Quello dei celibi involontari è un fenomeno emergente che generalmente riguarda giovani uomini bianchi, occidentali e senza problemi economici, che odiano le donne. Incel, l’acronimo, indica un movimento misogino guidato da uomini che non riescono ad avere successo nelle relazioni con le donne e che, in risposta a questo, si arrabbiano con il sesso opposto a causa del rifiuto, arrivando in alcuni casi a colpirle con la commissione di attacchi terroristici. Lo scopo di questo articolo è quello di condurre un’analisi integrata tra la literature review degli articoli pubblicati dal 2001 al 2015 sulle principali caratteristiche del paradigma classico del terrorismo, un’analisi delle storie di 7 aggressori collegati al movimento Incel attraverso OSINT ed una serie di interviste somministrate ad alcuni esperti del settore della sicurezza, a un’esperienza diretta e ad una professoressa canadese di studi di genere dall’Università di Toronto. Attraverso queste risorse è possibile comprendere il contesto in cui tali individui apprendono le proprie teorie principali ed iniziano dunque il loro processo di radicalizzazione che porta alla commissione di attacchi terroristici.
Nell’articolo vengono identificati alcuni indicatori che possono aiutare le forze dell’ordine e le famiglie a rilevare in anticipo alcuni segnali che potrebbero essere utili per prevenire il verificarsi dei massacri.

Keywords
Incel, Misoginy, Terrorism, Indicators, Radicalization, Rodger, Minassian.

III. INSIGHTS ON SECURITY, INTELLIGENCE & CULTURAL DIPLOMACY

Daniele Plebani, Dalla Business continuity verso la Social continuity: società, criminali e terroristi alla prova di COVID-19

Abstract
Ad aprile 2020 il virus COVID-19 ha contagiato più di due milioni di persone in tutto il mondo. La portata globale del virus trascende il solo ambito sanitario, al contrario ha investito tra gli altri i settori dell’economia, della politica e della società. Alla pandemia si è intrecciata inoltre l’infodemia delle notizie e dell’information warfare, col risultato non solo di ampliare ma di creare ulteriori problematiche in seno ai diversi sistemi di governo colti in misura maggiore o minore di sorpresa da questo fenomeno. Diverse entità ostili potrebbero cercare di approfittare della situazione, dalle organizzazioni criminali ai vari estremismi, ognuno con propri scopi e metodi ma tutti con la necessità di passare attraverso lo scontro con le istituzioni statuali. Comprendere su quali livelli si stia focalizzando lo scontro è imperativo per agire efficacemente in risposta a questi attacchi.

Keywords
COVID-19, social continuity, business continuity, terrorism, organized crime.

Carmine de Vito, Crisi Istituzionale in Bolivia. Il Modello Geopolitico delle Partite Internazionali. Introduzione al Concetto di Intelligence di Posizione

Abstract
La crisi istituzionale boliviana nata dalla uscita di scena del Presidente Evo Morales è, senza dubbio, un tema che necessita le giuste riflessioni sulle dinamiche, gli eventi, i corpi sociali e politici che hanno interagito alla realizzazione dello stato di crisi. Il concetto filosofico e giuridico di crisi nelle relazioni internazionali: la sua evoluzione e la definizione di un nuovo modello teorico geopolitico di confronto tra gli Stati.
Le analogie con le crisi internazionali in Venezuela, Libia e Siria; tutte rappresentative del paradigma di mutazione dello schema di confronto nella competizione globale: il modello basato sulle “sfere di influenza” si riduce notevolmente, mentre diventa centrale il modello delle “partite internazionali”.
L’elaborazione dottrinale del concetto di intelligence di posizione: perfettamente funzionale al delineato schema di relazioni su base multipolare che riafferma il carattere “reale”, ovvero non solo di egemonia strategico-economica, bensì strategico- economico-militare.

Keywords
Bolivia, Evo Morales, international crisis, international match, Geopolitics, Geo-economics, intelligence, position intelligence.

Marco Lucchin, Cultural Diplomacy in Russia: identità e cultura come evoluzione del Paese

Abstract
La Federazione Russa è, da circa 600 anni, uno straordinario ponte tra Oriente ed Occidente, come uno sguardo a qualsiasi cartina può facilmente confermare. Il Paese, però, in tutti i suoi anni di storia, ha interpretato questa funzione in maniera culturalmente mutevole: da periodi di apertura ai costumi europei del tempo e modernizzazione, sotto Pietro il Grande, a periodi da garante dei valori conservatori e cristiani e dell’ancien régime contro il laicismo uscito dalla rivoluzione francese dopo le guerre napoleoniche, sino a una netta contrapposizione e la propugnazione di un proprio ordine a sé stante, dopo la seconda guerra mondiale.
Da quello sguardo alla cartina si indovina anche come la Russia sia il Paese più grande al mondo, costretto a distendersi a dismisura a causa dell’assenza di barriere naturali che lo proteggano dalle invasioni, avendo come punti ideali di difesa la strettoia tra Carpazi e Mar Baltico (l’odierna Polonia), gli Urali a Sud e la steppa kazaka e mongola ad Ovest. Se si guarda quindi a questa enorme distesa non come steppa ma come un mare, le cui onde avanzano o si ritirano, assieme ai confini, a seconda dei ritmi della storia, capiamo anche come la postura culturale russa si rapporti al mondo esterno in funzione del contesto. Universalistica, con valori cristiani, panslavisti o comunisti nei momenti di espansione o consolidamento della posizione, più introversa invece nei momenti di difesa, in cui serrare in ranghi è prioritario rispetto a comunicare verso l’esterno. In queste pagine andremo a capire in che fase storica si trova la cultura russa, come si rapporta sia all’interno che all’esterno del Paese, e come vada a supportare la diplomazia per raggiungere gli obiettivi politici della Federazione.

Keywords
Russia, cultural diplomacy, international relations

Giacomo Buoncompagni, Cyber-risk, cyber-migration. For a new human geography and security

Abstract
Nella società odierna la velocità e l’intensità dei flussi di comunicazione e d’informazione definiscono uno spazio mediatico che si affianca oggi allo spazio geografico, ma senza sostituirlo. È in atto un processo di deterritorializzazione dello spazio e del tempo, chiunque sia nato nella seconda metà del XIX secolo è un migrante perché si muove, fisicamente e virtualmente, da una cultura a un’altra, in maniera liquida, frammentata e partecipata. L’evoluzione del web ha creato uno spazio sociale privo di confini che agevola la comunicazione tra le comunità di immigrati geograficamente disperse in ogni parte del globo.
Per gli immigrati e i richiedenti asilo che provano ad entrare in Europa, sono importanti non solo le tradizionali infrastrutture (ferrovie, porti…), ma anche quelle elettroniche-digitali come gli smartphone, le app, i programmi di traduzione simultanea, le piattaforme di messaggistica, i social network.
Sono questi strumenti che facilitano e supportano l’organizzazione del viaggio e tutta l’esperienza migratoria dei “nuovi migranti connessi”, ma non va sottovalutata la questione sicurezza: l’uso inconsapevole dei devices può determinare diversi livelli di “rischio tecnologico”.
Tuttavia, a fronte di queste problematiche, si registrano anche buone pratiche che associazioni ed istituzioni hanno sperimentato con successo, legate principalmente all’ICT al servizio dei migranti e dei rifugiati.
Attraverso un’analisi dettagliata e aggiornata della letteratura scientifica sul tema, adottando uno sguardo interdisciplinare, si cercherà di comprendere come il digitale abbia cambiato e influenzato i processi migratori, le forme di sfruttamento e di criminalità e allo stesso tempo le politiche di accoglienza e integrazione dei nuovi arrivati nello Stato ospitante.

Keywords
Migration, social media, technological risk, IT security, new media, human geography

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Fascicolo 10 | 2019

I. PERSPECTIVES ON CULTURAL DIPLOMACY
IN CONFLICT MANAGEMENT AND MITIGATION

download-(buttons)Marco Lombardi, Culture and Action: Cultural Diplomacy and Cooperation

Abstract

The new, uncertain structures of the reticular global world call for innovative strategies. In particular, the new forms of diffuse conflict demand that international diplomacy give effective answers in terms of handling the crisis and reducing conflicts. In this context, cooperation has to regain credibility and competence to prove itself as a system of intervention suited to the new challenges, able to project itself into the new scenarios that are changing significantly and rapidly.

This brief note proposes to highlight some important factors of the change taking place, followed by the description of recent experiences in the field, concluding with the proposal of new kinds of involvement expressed in the Cultural Diplomacy Partnership, an experience of reticular cooperation formulated and promoted by our research centres, ITSTIME in the Università Cattolica, Milan, and CAARI at the Addoun University in Somalia.

Keywords

Culture, diplomacy, cultural diplomacy, crisis and conflict reduction.

download-(buttons)Barbara Lucini, Cultural Resilience and Cultural Diplomacy: the State of the Art

Abstract

Il presente articolo intende fornire un’analisi dell’importante contributo che la resilienza, soprattutto nella sua dimensione culturale, può fornire nei contesti di post- crisi e negli scenari di conflitto, in relazione con l’approccio operativo della cultural diplomacy.

La premessa importante riguarda il concetto di resilienza e il suo ruolo nell’ambito della gestione delle crisi e dell’analisi del rischio. La resilienza culturale si ritiene essere fattore imprescindibile per la costruzione di identità nazionali, collettive e individuali che siano in grado di definire, interpretare e gestire le nuove minacce ibride.

Lo stesso elemento culturale unito al concetto di identità sono da considerarsi, quali driver per una necessaria relazione fra la dimensione culturale della resilienza e la cultural diplomacy.

Le considerazioni finali consolidano la prospettiva socio- antropologica legata alla dimensione culturale e all’applicazione del concetto di resilienza nell’ambito della cultural diplomacy, per la gestione delle tensioni e conflitti socio – politici in molte parti del mondo.

This paper aims to provide an analysis of the contribution that resilience, especially in its cultural dimension, can provide in post-crises and conflict scenarios, along with the pragmatic approach of cultural diplomacy.

The key premise is the concept of resilience and its role in crisis management and risk analysis. Cultural resilience is regarded as an essential factor to build national, collective and individual identities that are able to define, interpret and manage new hybrid threats.

Both the cultural factor itself and the concept of identity need to be seen as drivers for the required relationship between the cultural dimension of resilience and cultural diplomacy.

The final remarks consolidate a social anthropological perspective associated with the cultural dimension and the application of the concept of resilience in the framework of cultural diplomacy, with the aim to manage socio-political tensions and conflicts in many parts of the world.

Keywords

Cultural resilience, cultural diplomacy, security, adaptation, proactivity.

II. Perspectives on Terrorism & Counter-terrorism

download-(buttons)Alessandro Boncio, The Italian shared house for combating terrorism

Abstract

Un aspetto spesso trascurato nello spiegare l’efficienza italiana nel contrasto e prevenzione del terrorismo, sia esso interno o internazionale, è rappresentato dalla struttura istituzionale creata nel 2004 per la gestione del problema. A tale proposito, il ruolo del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), il centro italiano di fusione antiterrorismo, si è rivelato essenziale. La necessità di tali organizzazioni fu una diretta conseguenza degli eventi dell’11 settembre 2001, quando gli Stati Uniti avviarono la costituzione di un “fusion center” antiterrorismo, successivamente seguiti da altri paesi europei a seguito degli attacchi jihadisti di Madrid e Londra.

Il compito principale del Comitato era originariamente quello di prevenire attentati terroristici attraverso la condivisione di informazioni in tempo reale tra gli attori statali del comparto sicurezza. Dalla sua creazione, tuttavia, i compiti del CASA sono cambiati ed ampliati: il terrorismo “homegrown” (la fase di leaderless jihad), i Foreign Terrorist Fighters e la recrudescenza dell’estremismo violento interno, hanno portato a un’evoluzione delle competenze del CASA. Il Comitato si è rivelato particolarmente utile nel rafforzare la sinergia tra tutti gli attori coinvolti nelle attività antiterrorismo, rappresentando anche un centro fiorente per “istituzionalizzare” la cultura del sistema di sicurezza nazionale derivante da precedenti esperienze nella lotta al terrorismo interno (Le Brigate rosse, Organizzazioni neofasciste) e di criminalità organizzata (Mafia, Camorra, N’drangheta).

A causa del numero non elevato di eventi legati al terrorismo in Italia, esiste solo una percezione generica del ruolo svolto dal CASA nell’opinione pubblica nazionale e, più in generale, tra gli osservatori internazionali, poiché il Comitato viene raramente menzionato come uno strumento sinergico antiterrorismo. Tuttavia, la struttura si è rivelata strumento flessibile ed efficiente e, nonostante la sua ambizione di istituzionalizzare l’approccio italiano al controterrorismo, non è stata gravata dalle pastoie burocratiche che troppo spesso caratterizzano la pubblica amministrazione.

An often overlooked aspect in explaining the Italian efficiency in countering and preventing terrorism, be it domestic or international, is the institutional setting established in 2004 to manage this issue. In this respect, the role of the Antiterrorism Strategic Analysis Committee (CASA – Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), the Italian counterterrorism fusion centre, has proved to be essential. While the need for centers like this was a direct consequence of 9/11, indeed being the US those starting this kind of center, other European countries started working on similar centers as a consequence of homegrown jihadist attacks.

The Committee primary task was originally to prevent terrorist-related incidents through real-time information sharing among state security agencies.. Since its creation however, the CASA chores widened and changed; homegrown terrorism (leaderless jihad phase), Foreign Terrorist Fighters and the resurgence of domestic violent extremism led to an evolution in the CASA competencies. The Committee proved to be particularly useful in strengthening the synergy between all the actors involved in counterterrorism activities, also representing a thriving hub to ‘institutionalise’ the national security system culture originating from previous experiences in countering domestic terrorism (The Red Brigades, Neofascist Organizations) and organized crime groups (Mafia, Camorra, N’drangheta).

Due to the contained number of terrorism-related events in Italy, there is just a basic perception of the role played by CASA in the national public opinion and, more broadly, among international observers, as the Committee is seldom mentioned as a synergic counterterrorism tool. The Committee however, proved to be a flexible, efficient tool and, despite its ambition to institutionalise the Italian approach to counterterrorism, was not burdened by the classic bureaucratic problems often characterizing the public administration. An in-depth analysis of this fusion centre can also highlight lessons to be learned for other countries facing the same type of threat as Italy.

Keywords

Antiterrorism, jihadismo, estremismo violento, intelligence, forze di polizia, Counterterrorism, jihadism, violent extremism, intelligence, law enforcement

download-(buttons)Daniele Barone, The decentralized finance-violent extremism nexus: ideologies, technical skills, strong and weak points

Abstract

Il comune denominatore dell’utilizzo delle criptovalute da parte dei gruppi terroristici ha origine dall’inquadramento legale poco chiaro in cui le criptovalute attualmente operano. Tale contesto permette, seppur indirettamente, la proliferazione di una propaganda basta sul rifiuto dell’idea di Stato, descrivendo la gestione decentralizzata delle criptovalute come un mezzo di pagamento che appartiene esclusivamente al popolo e supera le interferenze prodotte dal controllo centralizzato del governo o di altri intermediari.

Concentrando l’analisi sulla giustificazione ideologica e gli opachi schemi di finanziamento messi in atto da organizzazioni terroristiche internazionali come Hamas, movimenti globali come i gruppi estremisti di estrema destra ed i loro simpatizzanti, poi descrivendo come piccoli gruppi mercenari jihadisti come il Malhama Tactical Team o campagne di donazione con scopi umanitari sospette stanno evolvendo le proprie competenze nei settori della comunicazione online e delle criptovalute, questa ricerca fornirà una visione sia generale che particolare degli attuali collegamenti terrorismo-FinTech. L’analisi spiegherà come, nonostante le competenze tecniche dei gruppi estremisti in questo settore sembrino essere ancora in fase embrionale, presentano imminenti prospettive di miglioramento, creando una diffusione a cascata di know-how e giustificazioni ideologiche e politiche. Queste caratteristiche del fenomeno possono generare un duplice risultato: trasformare il finanziamento al terrorismo in un’occasione senza precedenti per migliorare le tecniche investigative ed i metodi di analisi o, al contrario, rendere l’utilizzo per fini terroristici della finanza moderna un settore sempre più complesso da monitorare.

The common denominator in the exploitation of cryptocurrencies by terrorist groups, can be found in the grey legal framework where cryptocurrencies operate. This contest, even though indirectly, allows the diffusion of a propaganda related to the rejection of the idea of State, by depicting the decentralized control of cryptocurrencies as a mean of payment that belongs exclusively to the people, avoiding the interference of a centralized government control or any sort of middleman.

Focusing on the analysis of the ideological justification and opaque financing patterns used by international organizations as Hamas, global movements as alt-right extremist groups and their sympathizers, then describing in depth how small jihadist private military contractors as the Malhama Tactical Team or suspicious online humanitarian crowdfunding campaigns are developing their skills both in the online communication and in the cryptocurrency field, this essay is aimed at providing an either overall or specific view of the current terrorism-FinTech nexus. It will explain how, even though extremist groups’ skills in the cryptocurrency sector may seem at an infancy level, they are evolving very fast and creating a trickle-down diffusion of know-how and ideological or political justifications. These elements can generate a twofold outcome: turn terrorism financing into an unprecedented occasion to improve investigative and analysis methods or, on the other hand, turn exploitation of modern finance for terrorism purposes into a total undetectable sector.

Keywords

Jihad, Alt-right, Financing, Cryptocurrency, Cybercrime

download-(buttons)Filippo Tansini, Conosci il tuo nemico: la rappresentazione del terrorismo nei tweet della disinformazione russa

Abstract

All’interno di un quadro complesso di Hybrid Warfare e Information Warfare, questo studio prende in analisi un dataset di account Twitter impiegati dalla società russa Internet Research Agency (IRA), tra 2009 e 2018, in operazioni di Information Warfare.

Obiettivo dell’analisi è quello di studiare la rappresentazione del terrorismo costruita e diffusa dall’IRA attraverso le azioni svolte dagli account in esame. Utilizzando il costrutto delle Rappresentazioni Sociali e metodi di Latent Semantic Analysis (cluster analysis e analisi delle corrispondenze multiple) vengono esplorati temi espliciti e impliciti associati al concetto di terrorismo veicolato su Twitter. Su un campione generale di 8.768.633 di messaggi pubblicati, sono stati filtrati 22.764 messaggi contenenti il lemma «terror». I risultati mostrano dinamiche temporali peculiari e contenuti che sottendono due tematiche principali: la natura della minaccia rappresentata (nota/ignota) e il posizionamento del nemico (interno/esterno). I limiti e le implicazioni pratiche di questi risultati vengono discussi con particolare riferimento: alle modalità e ai contenuti delle comunicazioni online riferiti al concetto di terrorismo, alle capacità operative espresse dagli account analizzati, alle possibilità future di applicazione in prospettiva di contrasto a operazioni di Information Warfare.

Within the complex framework of the Hybrid and Information Warfare, this study analyses a Twitter account dataset related to the Russian company Internet Research Agency (IRA) that was potentially used for Information Warfare operations, from 2009 to 2018.

The objective of the analysis is to reconstruct the representation of terrorism disseminated by the IRA through the actions carried out by the analysed Twitter accounts. Using the construct of Social Representations and methods of Latent Semantic Analysis (cluster analysis and multiple correspondence analysis) explicit and implicit themes associated with the concept of terrorism are explored. Out of a general sample of 8,768,633, 22,764 messages were filtered containing the lemma «terror». The results show peculiar temporal dynamics and contents that subtend two main themes: the nature of the threat represented (known / unknown) and the positioning of the enemy (internal / external). The limits and the practical implications of these results are discussed with particular reference to: methods and contents of online communications related to the concept of terrorism, capability demonstrated by the accounts analysed, further applicability of the analysis with a perspective of countering Information Warfare operations.

Keywords

Hybrid Threat, Information Warfare, Latent Semantic Analysis, Social Media Intelligence, Social Representation, terrorism

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Fascicolo 9 | 2019

I. International Relations and Cultural Diplomacy

 

download-(buttons)Marco Lombardi e Barbara Lucini, Cooperazione e Cultural Diplomacy: resilienza e cultural focal points.

Abstract

The current paper focuses on the need to think over the concept of globalization and its impact on the scenario of international cooperation.

The definition of globalization has been often related to other notions such as that of complexity, interconnection, homogenization aimed at the understanding of social and geopolitical changes. Although this effort, in the last years a new set of theoretical and methodological tools are needed to comprehend the inner changes represented by the new social and political scenarios. For this reason, the awareness about the global Hybrid Warfare and its features are the context for the development of future theories and methodologies for international cooperation, considering the importance of the Cultural Diplomacy.

The cultural diplomacy and its tool the cultural focal point are the efficient and adequate response to the period of transition we are living now.

The culture and the related social identities became the interpretative drivers to provide a new set of theories as well as the crisis management approach orients the advancement of the methodological tools.

Further, cultural resilience plays a crucial role to strength the high potential of the cultural focal point as diplomatic tools for the near future, in the field of international cooperation and especially, in the areas where the conflicts are harder and more resistant.

This new approach deals with conflict resolution through the principles of crisis management and the cultural perspectives, making possible a new way for managing pervasive conflicts and post-disaster stage.

Keywords

Cultural diplomacy, international cooperation, crisis management, resilience, cultural focal point.

 

download-(buttons)Marta Visioli, Cultural Diplomacy and Cultural Focal Points as emergent and integrative cooperation strategies in the resolution of conflicts

Abstract

The aim of this article is to demonstrate, with an original perspective, the necessity of Cultural Diplomacy and Cultural Focal Points (CFPs) as new effective sources of cooperation and conflict resolution. In a contemporary global context which is characterized by hybrid conflicts, with a mixture of unofficial and official actors and enemies, and by the overcoming of the state-centred national system, the traditional approaches to crises and conflicts are incomplete. In order to guarantee long-term peace and recovery, it is important to shift from an exclusive political and governmental perspective, to an integration of social and cultural members. In this regard, Cultural Diplomacy claims its place as a new effective response to the contemporary framework, by arising with new resources. As a matter of fact, it moves ever further away from its original meaning in order to encompass a comprehensive approach, with a particular focus on the resolution of domestic crises as a prerequisite to both national and international security. In particular, this form of diplomacy is a new cooperation strategy for conflict resolution because it increases the democratic space within nations between political authorities and civilians, it fosters mutual understanding by fighting stereotypes, it reduces the risk of conflicts and provides the vital resilience to crisis management and post-conflict.

In particular, the first part of the article focuses on the practice and the meaning of Cultural Diplomacy, by also highlighting its advantages and disadvantages in relation to cooperation and conflict resolution. Specifically, its evolution into an even more cooperative and effective strategy at different levels deserves the appropriate consideration within the global and political framework. Concerning this aspect, I demonstrate the opportunity, inherent in a correct use of Cultural Diplomacy, of improving diplomacy, cooperation and international as well as national relations. The second part concerns Cultural Focal Points, that is dynamic centers  of cultural preservation and reproduction, tested in the Tigray region of Ethiopia, which are considered new forms of Cultural Diplomacy. The focus is placed on their twofold objec-tive of promoting dialogue and cooperation and of enhancing the cultural heritage of each ethnic group, by relating it to the key features of CFPs (static nature, dynamism, singularity and plurality). These demonstrate their synergic nature as sources of conflict management, Cultural Diplomacy and resilience in the prevention and resolution of conflicts, as well as in reconstruction and recovery.

Keywords

Cultural Diplomacy, cooperation strategy, Cultural Focal Points (CFPs), identity, conflict resolution.

 

download-(buttons)Nezka Figelj, Iran and religious sectarianism in the Middle East: the role of the European Union

Abstract

L’articolo scientifico esaminerà l’emergente rivalità tra sunniti e sciiti in Medio Oriente. La situazione si è recentemente intensificata e ha provocato violente rivolte tra le due fazioni. La frammentazione religiosa sarà analizzata dal punto di vista iraniano. Verranno introdotti i due attori principali dello scacchiere regionale: l’Arabia Saudita e l’Iran. L’articolo analizzerà il regime iraniano sciita concentrandosi sulla sua aspirazione all’egemonia regionale. Saranno affrontate le potenziali minacce del programma nucleare iraniano per la sicurezza di Israele. Il documento evidenzierà il ruolo degli interessi strategici dell’Unione europea in Iran dopo l’accordo nucleare iraniano.

Keywords

Iran, Saudi Arabia, religious sectarianism, rivalry Sunna-Shi’a, Israel, European Union.

 

download-(buttons)Violeta Tymul and Pietro SchioppettoSovereign wealth as power multiplier: the Russian Sovereign Wealth Funds experience

Abstract

Questo articolo presenta un case study sulle politiche del governo russo nell’utilizzo dei Sovereign Wealth Funds (SWF). La prima parte del paper descrive come i SWF si siano evoluti nel tempo da assetti di un’economia di rendita a strumenti di sviluppo e arma geo-economica, tra i più efficaci nell’ambito delle nuove modalità di intervento statale nell’economia. La seconda parte analizza in profondità l’esperienza russa, descrivendo l’evoluzione e le funzioni dei diversi fondi sviluppati a partire dagli anni ’90 e il loro rapporto con la politica interna ed estera della Federazione. In conclusione, si riflette se l’utilizzo dei fondi sia stato congruo con il perseguimento degli obiettivi geopolitici del paese.

Keywords

Sovereign Wealth Fund, Russia, Geo-economics, Geopolitics, Entrepreneurial State, Commodities, Stabilization Fund, Reserve Fund, National Wealth Fund, Russian Direct Investment Fund.

 

II. Terrorism & Counter-terrorism

download-(buttons)Daniele Plebani, Da Raqqa a Boghuz: l’evoluzione di Stato Islamico tra il 2017 e il 2019

Abstract

L’elaborato si propone di offrire una panoramica dell’evoluzione di Stato Islamico (IS) tra la liberazione di Raqqa (ottobre 2017) e la fine del 2018. In questo lasso di tempo infatti IS ha attraversato una profonda metamorfosi, sia per quanto riguarda l’aspetto territoriale che comunicativo. Nel primo caso si è osservata una forte contrazione nel quadrante siro-iracheno, solo in parte controbilanciato dalla resistenza di altre realtà regionali sparse per il globo. Nel secondo, l’apparato comunicativo è dovuto ricorrere a diverse strategie di adattamento, concentrandosi sia sul resistere alle azioni di contrasto intraprese da Stati e agenzie di comunicazione che di offrire ai seguaci di IS strade alternative per associarsi, informarsi e progettare attacchi. Questa analisi esplicita infine come la lotta contro IS non possa essere fondata unicamente su parametri quali la percentuale di territorio liberato o numero di prodotti mediatici cancellati e rimarca la necessità di un approccio più ampio per affrontare non solo il “gruppo Stato Islamico” ma anche il “fenomeno IS”.

 

Keywords

Stato Islamico, comunicazione, territorio, eredità.

 

download-(buttons)Valerio de Divitiis, Children’s Rights vis-à-vis counter terrorism obligations: a priority for security and human rights mutually reinforcing practices

Abstract

The international counter terrorism paradigm is being increasingly contextualized in the framework of sustainable development through civilian and rule of law-based policies shaped around the objective of preventing violent extremism. The recruitment and exploitation of children by terrorist organizations provides an urgent opportunity for the concretization of legal obligations and principles endorsed by the international community. The application of counter terrorism measures in cases involving children remains ambiguous at country level, despite clear international norms. There is a risk that the children’s rights may be overshadowed by the emergency nature of terrorism. Countries’ practitioners must pursue responses which consider the status of children even when they are liable for terrorism-related offences. Specific circumstances ranging from the prevention of exploitation by terrorist groups, including in educational settings, justice system responses tailored to the cases of children, the risks posed by the nuanced FTF phenomenon and the international legal provisions thereof, are scenarios where the rule of law-PVE vision becomes critical for sustainable response to terrorism.

Keywords

Counter Terrorism, Children’s rights, Preventing Violent Extremism, Rule of Law, Human Security, Foreign Terrorist Fighters, Armed Conflicts.

 

III. Crisis Management

 

download-(buttons)Arianna Piacentini, Social media e cultura convergente: nuove applicazioni del Crisis Management

Abstract

I social media sono diventati strumenti fondamentali durante i processi di Crisis Management, sia nella fase di risposta all’emergenza, sia nella fase di prevenzione e pianificazione. La flessibilità di queste piattaforme permette di elaborare strategie comunicative diverse che tengono conto degli scenari che possono verificarsi in riferimento ai rischi propri di ciascun territorio. Coombs e Holladay (2012) definiscono la Crisis Communication come la raccolta, il trattamento e la diffusione delle informazioni necessarie per affrontare una situazione di emergenza. I mezzi di comunicazione, in particolare i social media, se integrati nei modelli e nelle pratiche esistenti di Crisis Management, permettono di raggiungere un equilibrio tra capacità di diffusione delle informazioni e possibilità di interpretare correttamente i rischi legati alla crisi. La comunicazione online infatti facilita il raggiungimento di  un alto tasso   di interattività, rendendo virale un messaggio attraverso il meccanismo della condivisione su molteplici piattaforme. Questi canali online sfruttando il fenomeno della convergenza digitale, che consente la partecipazione di diversi attori sociali, permettono la creazione di una conoscenza condivisa della crisi e una maggiore consapevolezza collettiva, promuovendo lo sviluppo di una comunità partecipante e resiliente.

 

Keywords

Social media, Crisis Management, cultura convergente, partecipazione.

 

download-(buttons)Roberta Scassa, Collaborative Networks for Disaster Risk Reduction: the Role of Risk Communication and Disaster Education; Exploring the non-structural activities employed by the Italian Civil Protection in reducing seismic risks in the Abruzzo Region.

Abstract

I disastri naturali presentano attualmente diverse e complesse sfide per la società che vanno oltre le capacità di una singola organizzazione e che quindi richiedono l’operato congiunto di più attori nel quadro della riduzione dei rischi derivati da disastri ambientali. Ricerca precedente in questo ambito sottolinea la complessità di tali problemi ed enfatizza la necessità di una collaborazione proattiva e preventiva tra diverse organizzazioni su diversi livelli di governance.

Una delle migliori soluzioni a questo drammatico problema è stata riscontrata nello sviluppo di networks di riduzione dei rischi derivati da disastri ambientali dove conoscenze, informazioni e competenze possono essere scambiate tra diversi esperti operanti in campi attinenti alla riduzione dei rischi ambientali. Con l’approvazione del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction (SFDRR) nel 2015, la necessità di ridurre tali rischi tramite prevenzione, comunicazione del rischio ed educazione ambientale si è tramutata in una eco sempre più incalzante e risonante a livello globale. Questo articolo si propone l’obiettivo di investigare le relazioni che intercorrono fra vari attori operanti nel campo della riduzione del rischio sismico nella regione Abruzzo, in centro Italia. Tramite interviste con esperti della Protezione Civile Abruzzo e con collaboratori degli stessi, la ricerca si snoda su alcuni punti principali: meccanismi adottati dalla Protezione Civile Abruzzese durante tempi di pace per aumentare la consapevolezza della società riguardo il rischio sismico. Ricerca precedente in questo ambito si è largamente concentrata sull’analisi del grado collaborazione di determinati attori (inclusa la Protezione Civile Abruzzese), durante un’emergenza o una crisi. Al contrario questo studio si propone di analizzare le così dette attività non strutturali di prevenzione messe in atto dalla Protezione Civile Abruzzo in tempi di regolarità. La comunicazione del rischio e l’educazione ambientale sono considerati fattori cruciali delle attività non strutturali volti ad aumentare la consapevolezza della società nel suo complesso riguardo i rischi sismici che potrebbero riscontrarsi in regione. Questi elementi sono anche determinanti per il successo di un progresso nel campo della riduzione dei rischi derivati dai disastri ambientali. Interessanti spunti forniti da esperti nel campo e consigli su come la comunicazione del rischio dovrebbe articolarsi nell’immediato futuro sono riportati dall’autore.

 

Keywords

Disaster Risk Reduction, Prevention, Risk Communication, Environmental Education, Network Analysis.

 

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Fascicolo 8 | 2018

I. Perspectives on terrorism

download-(buttons)Tiziano Li Piani, Progettazione strutturale e funzione sociale dello spazio (quale) vulnerabilità e soluzione al terrorismo urbano. Perché serve e come è possibile proteggere l’edificio dall’uomo (oltre che dal terremoto)

Abstract
L’articolo presenta i gap conoscitivi e gli step metodologici inerenti il processo di normazione delle azioni terroristiche in suolo urbano nell’ambito della progettazione strutturale di edifici ad uso civile. La necessità di una revisione dei codici di progettazione che includa la minaccia terroristica appare cogente alla luce della progressione, in numero e durezza, di attentati terroristici condotti nei confronti di soft target inseriti in contesti altamente urbanizzati di città europee, con la finalità di causare il maggior numero di vittime civili durante lo svolgimento di attività quotidiane. L’integrazione normativa della minaccia terroristica nella progettazione di opere ad uso civile richiede l’assolvimento di alcuni passaggi delicati. Infatti, la componente meccanica che caratterizza onde d’urto riconducibili ad esplosioni o impatti ad alta velocità è diversa rispetto a quella associata a carichi dinamici già noti e ormai consolidati nella progettazione di edifici civili quali il terremoto (e piu raramente il vento). La diversità della minaccia si ripercuote nella diversità della reazione che i differenti carichi dinamici provocano sull’ opera, rendendo necessario un ripensamento delle verifiche attualmente richieste nell’ambito della progettazione strutturale ma anche dello stesso approccio alla progettazione antisismica rispetto all’attacco terroristico. Ma soprattutto l’unicità fenomenologica della minaccia terroristica rispetto al target da progettare risiede primariamente nella funzione sociale della distribuzione ed interazione spaziale del tessuto urbano in cui esso è inserito, che l’attentato terroristico si propone specificatamente di disaggregare. Tale peculiarità rende necessaria la comprensione e successiva valutazione quali-quantitativa della funzione sociale del target e della dimensione sociale dell’attentatore nell’ambito della normazione della minaccia terroristica. D’altra parte, tale fonte di vulnerabilità intrinsica della maggior parte degli edifici in Europa può però assurgere alla funzione strategica di recuperare un’armonia urbanistica spesso dimenticata nell’Architettura della città moderna, affinché la progettazione del singolo edificio si compenetri nel valore umanista degli elementi urbanistici architettonici dove è inserito.

Keywords
Terrorism, city, urban, explosion, impact, earthquake, space of influence, attacker, target, input, space, social, humanism.

download-(buttons)Daniele Maria BaroneJihadists’ use of cryptocurrencies: undetectable ways to finance terrorism

Abstract
International Islamic terrorist organizations have become fully recognized actors of globalization, whit no borders to group their activities, except through their ideology, rooted in their interpretation of Islam. Their financial resources branch out in the management of physical territories, a global illegal network, organized or small crimes, extortions, donations and they are more and more shifting in the online realm. Indeed, modern financial tools and, in particular, cryptocurrencies, are covering an emerging role in terrorism financing and money laundering.
Starting from documented cases of jihadists’ use of cryptocurrencies and the most recent developments either in global Islamic terrorism or in modern finance, this paper is aimed at analysing where institutions should intervene in this field and which aspects should be accurately monitored in order to prevent terrorists’ illegal use of such an innovative financial resource as cryptocurrencies.

Keywords
Terrorism, jihad, Financing, Cryptocurrency, bitcoin

download-(buttons)Esther ForlenzaWoman in Islamic terrorism: history, roles, data and analysis

Abstract
La presenza delle donne nel terrorismo islamico è stata rilevata da differenti studiosi tuttavia dalla letteratura è emerso un gap conoscitivo sulle concrete funzioni assunte da quest’ultime.Lo scopo di tale ricerca è quello di comprendere quali sono i ruoli rivestiti dalle donne, se vi sono differenze di ruolo tra le donne affiliate Al Qaeda e al Daesh e quali sono le variabili intervenienti rilevanti. Lo studio qualitativo è stato condotto su un campione di 176 donne. La prima parte della ricerca evidenzia, per ogni ruolo emerso, le influenze socio-relazionali che ne hanno determinato l’acquisizione. La seconda parte dello studio si focalizza sull’analisi della semiotica di due riviste sorte a seguito della nascita dello Stato Islamico con l’obiettivo di comprendere se e in che termini la propaganda online abbia promosso la mobilitazione femminile. I risultati ottenuti dallo studio hanno evidenziato che vi è stata sia una graduale implementazione nonché diversificazione del supporto femminile con l’avvento del Daesh.

Keywords
Women, Islamic terrorism, roles, socio-relational influences, propaganda, Daesh.

download-(buttons)Daniele PlebaniL’eredità operativa di Stato Islamico: dall’open source jihad all’open source extremism

Abstract
Il periodo compreso tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 ha visto il passaggio di Stato Islamico (IS) da organizzazione protostatuale a insurrezione diffusa. Diviene quindi ora necessario considerare la minaccia presentata dal “nuovo IS” e più in generale dall’influenza che questi ha avuto e ancora esercita sull’estremismo violento, come pure nelle nostre società. Il presente contributo si focalizzerà sulla dimensione operativa dell’eredità di IS, declinata nella sua divisione tra scuola e metodo all’interno di società altamente mediatizzate.
La prima si sostanzia in una linea diretta tra l’organizzazione e i suoi proseliti, un continuum ideologico-operativo che raccogliendo il know-how maturato nel corso della sua esistenza intende proseguirne la guerra; la seconda intende sfruttare tale esperienza operativa, aperta a chiunque voglia raccoglierne le best practices per raggiungere scopi non necessariamente legati a una ideologia. Tale metodo segna quindi una transizione dall’”open source jihad” a un più ampio “open source extremism”1, segnando una fase di attentati e minacce con cui confrontarsi potenzialmente contemporanea e/o parallela a quella jihadista.

Keywords
Stato Islamico, Daesh, legacy, eredità, estremismo violento, comunicazione, propaganda, new normal.

II. Perspectives on security

download-(buttons)Andrea BeccaroContemporary irregular conflicts: new and old ideas

Abstract
Contemporary international system is at a political turning point due to security issues partially related to the concept of irregular warfare. Over the last three decades, several theories have emerged around the idea that war has changed and should no longer be considered in some areas and contexts state versus state. The goal of the essay is to analyse the nature of contemporary irregular warfare, showing, on the one hand, the continuities of the current debate with old strategic ideas (mainly related to the notion of insurgency) and, on the other hand, its consequences for politics and security.

Keywords
Irregular Warfare, Transformation of War, Security Studies, Hybrid Warfare, Terrorism.

 

download-(buttons)Giuseppe Gagliano, The birth of French economic intelligence and the contribution of Christian Harbulot

Abstract
Questo articolo focalizza la sua attenzione sul concetto di intelligence economica in Francia. Dopo la guerra fredda, i mercati hanno assunto una maggiore importanza nel determinare le relazioni tra i paesi; tuttavia, è stato necessario molto tempo affinché le l’élite francesi si rendessero conto dell’esistenza del concetto di guerra economica e della necessità di sviluppare un autonomo concetto di intelligence economica. Grazie ai contributi fondamentali di C. Harbulot, P. Baumard e della Scuola di guerra economica l’espressione “intelligence economica” è entrata ufficialmente nel dibattito pubblico francese.

Keywords
Economic Intelligence, Economic Warfare, Intelligence Culture, Information; Globalization.

download-(buttons)Francesco BalucaniLa guerra civile dello Yemen. Emblema dei conflitti moderni

Abstract
Nelle regioni sudoccidentali della penisola arabica, affacciato sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden, v’è un paese, lo Yemen, che da quasi quattro anni è oppresso dalla guerra. Una crisi silenziosa e invisibile, aggravata da una delle peggiori catastrofi umanitarie della storia recente. Questo conflitto s’inserisce appieno nel pensiero di quanti, dalla fine dell’era bipolare, hanno concorso alla ridefinizione dell’intera fenomenologia della guerra in chiave post-clausewitziana. La trattatistica atta a descrivere le peculiarità della guerra non convenzionale e dei conflitti asimmetrici offre una valida lente interpretativa attraverso cui osservare, analizzare e spiegare la guerra civile dello Yemen, che può esser definita, a ragione veduta, l’emblema dei conflitti moderni.

Keywords
Medio Oriente, guerra civile dello Yemen, nuove guerre, guerra non convenzionale, guerra asimmetrica, stato fallito.
Middle East, Yemeni civil war, new wars, asymmetric warfare, modern warfare, failed state.

download-(buttons)Giacomo Salvanelli, Rosario Aiosa, Predictive Policing: prevedere i furti in abitazione nella città di Ancona (IT) attraverso il Software del Risk Terrain Modeling (RTMDx)

Abstract
Negli ultimi anni, con l’intento di far luce sui fattori contestuali che si correlano positivamente alla presenza di specifiche categorie di reati, vi è stato un crescente interesse nello sviluppo di tecniche che utilizzino programmi di analisi spaziale per identificare le aree in cui la criminalità si manifesta maggiormente. Una di queste è sicuramente la metodologia denominata ‘Risk Terrain Modelling’ (RTM) (Caplan et al., 2010), orientata ad un’analisi strategica del contesto entro cui si potrebbero verificare i futuri reati, integrando al suo interno elementi concettuali provenienti dalla criminologia ambientale, come ad esempio quelli di ‘criminogenic triggers’ (elementi scatenanti), per individuarne le aree di maggiore concentrazione e diffusione. A questo proposito, il presente studio si è proposto di approfondire l’efficacia predittiva del RTM attraverso un case study: i furti in abitazione nella città di Ancona. Affiancandosi all’evidenza empirica della preesistente letteratura, i risultati di questa ricerca dimostrano che i luoghi dove si concentra lo spaccio di droga, la prostituzione ed infine i bancomat renderebbero possibile prevedere fino al 72,5% dei furti abitativi nei primi quattro mesi del 2018, identificando l’87% delle aree urbane comunali prospetticamente vulnerabili. Inoltre, questo studio dimostra che, anche in uno spazio ristretto, gli stessi fattori di rischio possono combinarsi in modi diversi, dando luogo ad aree di rischio variabile nel corso del tempo. In aggiunta, questi risultati forniscono una base informativa piuttosto efficace da mettere al servizio sia della comunità locale sia delle strategie di polizia mirate a breve e lungo termine contro l’illecito urbano legato sia ai furti in abitazione che alla criminalità in genere. Un approccio simile potrebbe anche fornire agli operatori, ai responsabili delle politiche e agli amministratori locali un supporto significativo per comprendere e contrastare anche altre forme di comportamento criminale da parte di bande o gruppi antisociali. Infatti, garantirebbe l’applicazione del RTM sotto forma di predictive policing inteso come una strategia di prevenzione del crimine e/o tattica di polizia che utilizza informazioni e sviluppa analisi avanzate per la previsione delle zone a più alta densità criminale in ambito cittadino.

Keywords
RTM, GIS, Risk, Prevention, Crime, Ancona.

III. Perspectives on resilience

download-(buttons)Alessandra PeverelliTheorical studies and practical approach on measuring urban resilience: the Mariana (MG) case study

Abstract
Faced with a world in which the number of people living in the city is increasing, the theme of urban resilience becomes central. However, we are faced with numerous definitions that contribute to making a general evaluation process difficult, creating different models based on different interpretations of the term. In this study, different models of urban resilience evaluation will be presented and confronted, the ones produced by scholars or private organizations. Starting from this comparison, one of the model, the one of Cutter et al. (2008), will be used for analysing the case of Mariana (MG). The dam collapse, one of the worst environmental disaster in Brazil, caused damages in two States, along the course of Rio Doce, spreading pollutant for over 600 km. A final evaluation is carried out considering 6 different dimensions – ecological, social, economic, institutional, infrastructural and community – each of them divided into multiple variables.

Keywords
Urban resilience, complex systems, practical measurement, urban resilience index.

 

 

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Fascicolo 7 | 2018

ESSAYS

download-(buttons)Nicolò Spagna, Understanding the Command and Control (C2) through the Social Network Analysis: the case studies of Paris-Brussels terrorist attacks

Abstract

Il terrorismo di oggi è frammentato e globalizzato e successivamente all’avvento dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) è divenuto multipolare, estremamente dinamico ed in costante cambiamento. All’interno di questo quadro bellico la cosiddetta Information Warfare diviene sempre più primaria, per questo è essenziale approfondire lo studio dei network terroristici in funzione dei sistemi di comando e controllo. Questa ricerca tenta di fornire una maggiore comprensione del comando e del controllo utilizzando due casi di studio: gli attentati terroristici di Parigi e Bruxelles compiuti e rivendicati da ISIS. Questo studio con l’applicazione della social network analysis (SNA) analizza la struttura funzionale e morfologica della rete che ha operato per l’attuazione degli attacchi. A tale scopo, i dati relazionali utilizzati per l’analisi sono stati raccolti attraverso un processo di open source intelligence. Utilizzando la SNA, l’analisi locale e globale ha rivelato che la rete antistante gli attacchi presentava un pattern molto simile ad una struttura ibrida, in altre parole un mix tra una struttura gerarchica tradizionale e un’organizzazione completamente connessa. Mentre, l’analisi funzionale ha rivelato l’esistenza di un sistema decisionale rigido e gerarchico all’interno del quale veniva esercitata la funzione di comando. Tale funzione è stata esercitata attraverso diversi key players che sono emersi dall’analisi come cruciali per l’architettura della rete e quindi per la pianificazione degli attacchi terroristici.

Keywords
Rete terroristica, ISIS, analisi delle reti sociali, comando e controllo, C2, attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles, terrorismo.

download-(buttons)Daniele Plebani, Dal nadir al rilancio: la comunicazione di IS dalla caduta di Mosul all’eredità del califfato

Abstract
During 2017 the Islamic State (IS) had to cope with the fall of its main strongholds. Moreover, the crisis that followed the loss of Raqqa (October 2017) resulted in a huge drop of communication and propaganda materials. This resulted in an almost comatose state of the IS communication apparatus: the official propaganda was reduced dramatically after the fall of Raqqa and Marawi and it had to be kept alive by an “iron lung” consisted above all in the al-Naba gazzette and the Amaq Agency. Meanwhile, unofficial authors entered the fray with their own production, thus keeping IS communication active – although not at the same level as the official media majors – until late 2017 when IS climbed out of its crisis both on the quantitative and the qualitative levels. The analysis aims to delineate IS communication efforts from mid 2017 to early 2018 focusing in particular on the Inside the Khilafah video series. It tries also to look at the potential evolution of the IS state for what concerns its legacy and heritage and how this could enhance the threats posed not just by terrorism but by the wide spectrum of extremism.

Keywords
Islamic State, extremist communication, Inside the Khilafah, terrorism, Islamic State’s heritage

download-(buttons)Virginia Cinelli, Radicalisation in Prison: The Italian Case

Abstract
L’avvento del terrorismo internazionale, l’emergere del fondamentalismo islamico e l’incremento dei flussi migratori regolari e irregolari hanno reso le carceri italiane zone ad alto rischio di radicalizzazione. Ad oggi non è, però, chiaro in che modo e perché questo accada. Attraverso un’analisi accurata della realtà carceraria in Italia, il seguente paper ha studiato il fenomeno della radicalizzazione in Italia, identificando quattro variabili che tendono a favorire tale processo: il livello di frustrazione dei detenuti, le problematiche organizzative (quali, sovraffollamento, scarsità di personale e assidui trasferimenti di staff e detenuti), l’esposizione dei detenuti a idee radicali e, infine, l’adozione di inappropriate misure anti-radicalizzazione da parte delle autorità italiane.

Keywords
Islamic extremism, Italy, Prison Radicalisation, Penitentiary System, estremismo islamico, Italia, radicalizzazione, sistema penitenziario.

 

ANALYSIS AND COMMENTARIES

download-(buttons)Laris Gaiser, La necessità di una strategia della presenza costante e della creazione di ecosistemi regionali per migliorare la sicurezza cibernetica delle infrastrutture critiche europee

 

Abstract

La stabilità e la sicurezza delle infrastrutture critiche all’interno dell’Unione Europea si basa sulla definizione di queste ultime proposta dalla Commissione europea con la Comunicazione numero 704 del 2004, sul Programma Europeo per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (EPCIP) lanciato nel 2006 e sulla Direttiva inerente la Sicurezza delle Reti e dei Sistemi Informativi (NIS) del 2016. Questi pilastri della sicurezza delle IC hanno tuttavia dato vita ad un sistema frammentato caratterizzato da soluzioni nazionali tra loro assai eterogenee e da istituzioni incapaci di garantire un controllo in tempo reale degli scenari o una gestione efficacie delle minacce potenziali. Analizzando la situazione venutasi a creare, questo articolo desidera far notare che le autorità preposte alla sicurezza delle infrastrutture, il cui funzionamento è oggigiorno in massima parte garantito da sistemi cibernetici, devono adottare una strategia di costante presenza nel dominio cyber e, implementando il principio di sussidiarietà, prevedere una cooperazione a livello sovranazionale che possa, anticipando i problemi, garantire la stabilità delle IC di rilevanza regionale. Solo autorità regionali, ove queste risultassero necessarie a causa dell’interdipendenza infrastrutturali di diversi Paesi, potrebbero agire in tempo reale manipolando a proprio favore gli eventi cibernetici ovvero gestendo al meglio la resilienza delle IC.

Keywords
Aubsidiarity, critical infrstructures, cyberdefence, constant presence, common market

download-(buttons)Martina Scrivani, Western Balkans: a link between arms trafficking and terrorism

Abstract
The connection between Western Balkans and Daesh is real, still represent a huge problem and it is related to the big amount of arms trafficked every year, by criminal groups or local governments, directly or thanks to the collaboration of third countries, as Saudi Arabia, Turkey and United States, whose provide armaments to certain Syrian supported groups of fighters. Facts demonstrate that the same military equipment risk to be diverted to jihadist groups, or Daesh affiliates, through different pipelines: on the battlefield, due to corrupted functionals, or by thefts.
The arms trade has not only an “illegal aspect” but also a “legal” one, as most of the States who were part of former Jugoslavia, are now involved in a business without precedent. Lots of the old communist stockpiles have been rehabilitated and the arms industries work a full regime to meet the market demand.
The main importer is Saudi Arabia, who do not compare in any “black register” of arms and who can reroute the armaments to Syria or Yemen.
The threat is not only rectricted to conflict areas, as Syria and Iraq, but concerns also the European Community itself, in particular for the alarming presence of the so-called “lone wolves”, able to spread panic and death.
European authorities are trying to take measures to counter terrorism in all its forms, but this struggle still affects the region and its citizens.

Keywords
Western Balkans, arms trafficking, jihadism, terrorism, Daesh.

 

download-(buttons)Paola Alborno, The new migratory flows and the narrow boundary with criminality: complexities and possible solutions

Abstract
In the last decade, Europe has been affected by an unprecedented migratory flow: millions of people fleeing civil wars, poverty, persecution and continuing violations of fundamental human rights have crossed European borders in search of better living conditions. Europe, which does not provide for the possibility of legal entry for asylum seekers, has responded to the humanitarian crisis by increasing controls at external borders and implementing agreements with countries such as Turkey and Libya, with the aim of reducing arrivals. The impossibility to enter legally in the European territory has meant that migrants are forced to turn to networks of human traffickers who, in agreement with the criminal gangs in the European destination countries, take care of the journey and the subsequent exploitation of migrants. The implementation of long-term solutions in Europe, combined with development programs to improve the living conditions in the countries of origin, are necessary to make migration a safe phenomenon, both for host countries and for the thousands of victims of conflicts and environmental disasters.

Keywords
Migration, trafficking, exploitation, criminal networks.

 

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Fascicolo 6 | 2017

ESSAYS

download-(buttons)Barbara Lucini, Critica della radicalizzazione pura. Forme ibride di radicalizzazione estremista

This paper focuses on the analysis of the concepts and forms of radicalisation which lead peo¬ple to join or adhere to a specific extremist group.
The analysis has been carried out according to a secondary data analysis, providing interesting insights on the way the concept of radicalization can be understood.
Specifically, the analysis considers three forms of radicalization: organized terrorism and polit¬ical extremisms; hate crime and alternative movements.
All these three sociological groups cannot be considered such as a single social phenomenon without interconnection with other types of groups, but there is the possibility that many of them could be interrelated, making possible what has been defined “hybrid radicalization”. The findings of this preliminary research lead to a new scenario and approaches in understand¬ing the current extremist backdrops.

Key-Words:

Radicalisation, political extremisms, terrorism, hate crime.

download-(buttons)Luca Bregantini, Graffiti warfare of the Islamic State in the Western urban places

The jihadist propaganda of the Islamic State takes advantage of many creative solutions, ranging from social networks and other web strategies to more traditional media. Sociologists, psychologists and most analysts investigating this matter have focused their attention on the Internet, neglecting the role of informal visual communication in urban context. The main goal of this contribution is to offer a scenario of ISIS graffiti role, focused in the western countries and to test the hypothesis that ISIS graffiti represent a weak signal of dangerous radicalization. I present a wide open ISIS graffiti inventory in western urban places. I analyze graffiti localization – from a geographical and a territorial point of view – graffiti language, and graffiti content, both textual and iconic. The analysis of almost eighty cases of western ISIS graffiti presents many interesting findings. Shortly the ISIS graffiti scenario presents mostly spray-vandalic writings and show aggressive messages against the western democracies and communities. Intriguingly, regression analysis suggests that the appearance of ISIS is a warning indicator of dangerous radicalization and a weak predictor of possible terrorist attacks under specific conditions.

Key-Words:

Graffiti warfare, Islamic State, ISIS graffiti, propaganda, weak signals

download-(buttons)Elsa Soro e Barbara Lucini, Crisi management e strategie comunicative nel dopo attentato terroristico: il caso della Tunisia

In recent years some of the most visited destinations in South Mediterranean such as Egypt and Tunisia have been targeted by a series of terrorist incidents that attacked symbolic spots of tourism industry such as museums, resorts, heritage sites and airports. As a consequence of the attacks the number of visitors have drastically fallen and tourism sector plunged into crisis. In order to cope with the loss of tourism demand, the authorities of those countries have taken a series of security measures in order to ensure the visitors’ safety in the most visited spots. Such security measures have been accompanied by a series of marketing campaigns aimed at reducing the risk perception by promoting a sort of “vicarious” resilience.
Through the sociological and semiotic analysis of the elements that characterize the main marketing campaigns lead by Tunisia affected by terrorism attacks in recent years, the present article highlights the communication strategies adopted for restoring the image of the safe destination and by doing so attract new flows.

 

Key-words:

Tourism, Terrorism, Communication, Travel safety, Resilience

 

ANALYSIS AND COMMENTARIES

download-(buttons)Laris Gaiser, Critical infrastructures and cyber security: a fundamental economic intelligence issue

Global competition based on economic intelligence must be aware that critical infrastruc¬tures are the prerequisite for a state’s stability and competitiveness. In Italy, in spite of the openings of Law 124/2007, the implementation of an economic intelligence policy that can help the country to regain international competitiveness, has not yet been implement¬ed. However – despite the lack of a systemic approach – the decision makers have shown interest for cyber security sector. This article seeks to emphasize how the defense of critical infrastructures is connected to cyber security and how it should always be drawn on national priorities given the lack of a standard definitions of critical infrastructures at international level. Cyber threats are multifaceted and each state must handle it according to its own pri¬orities and according to its own institutional framework. With the Gentiloni Decree dated February 2017, the government has entrusted Security Intelligence Department (DIS) with the task of managing vulnerabilities and establishing the necessary collaboration for greater country-system resilience.

Key-words:

economic intelligence, critical infrastructure, cybersecurity

download-(buttons)Daniele Plebani, La guerra della memoria. Il patrimonio culturale tra conflitti, traffici illeciti e terrorismo

In the last few years a growing attention on illicit antiquities has risen from the white towers of the academic world to the wide public. The Islamic State (IS), as well as other terroris¬tic and insurgent groups, exploited the cultural heritage at their disposal both as a tool of propaganda and a source of income. However, they could count on a solid network in the region that has been in the business for decades now. This leads to the question: how do such networks work?
The aim of this article is to shed light on the illicit market of art and specifically antiquities, with particular focus on the structures, agents and techniques of the various criminal orga¬nizations and dealers in the field. This will be done by giving practical examples for each dimension analyzed, from low-level so called “tombaroli” (grave robbers and alike) to power¬ful international dealers, from the trenches of war-thorn countries to the highest skyscrapers of the industrialized world.
Moreover, since the “great raid” against MENA region antiquities is facing one of the most brutal pages of its history, an analysis of the Islamic State “department of antiquities” and modus operandi will be given. Finally, the study will provide indicators for a better under¬standing of this complex phenomenon and the menaces that threat our society.

Key-words:

patrimonio culturale, traffico illecito, antichità, Stato Islamico

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