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Fascicolo 11 | 2020

I. NEW PERSPECTIVES IN PREVENTING AND COUNTERING VIOLENT EXTREMISM

Marco Lombardi, Barbara Lucini – Marco Maiolino, Beyond counter- and alternative narratives to tackle extremism: the new Format model

Abstract
Il concetto di Countering Violent Extremism (CVE) è stato introdotto in Europa nel 2004-2005, a seguito dei devastanti attacchi terroristici di Madrid e Londra; dal momento della sua introduzione tale concetto è apparso all’interno di una miriade di contributi e, sebbene scaturito dalla minaccia emanata dall’estremismo religioso, è trasversale alle diverse tipologie di estremismo.
Continua a mancare una definizione internazionalmente condivisa di terrorismo e di estremismo violento, così come non vi è consenso né su cosa il CVE precisamente costituisca né sulle forme che lo contraddistinguono; il CVE è interpretato come comprensivo di svariate attività intraprese a diversi livelli, facendo emergere un’importante questione di coordinamento.
Nel quadro del CVE e non senza controversie, il contrasto alla comunicazione estremista ha avuto un ruolo di rilievo sin dal principio e, oltre alla sua mera distruzione, contro-narrative e narrative alternative hanno trovato ampio spazio di sviluppo ed applicazione, mostrando potenziale e limiti significativi.
All’interno di questo articolo, le contro-narrative e narrative alternative nel CVE sono oggetto di un’analisi Strenghts, Weaknesses, Opportunities and Threats (SWOT) che, nelle pagine seguenti, è presentata nella metodologia e realizzata.
L’analisi SWOT evidenzia il bisogno di innovare lo sforzo di comunicazione strategica in maniera da svilupparne la capacità di adattarsi ad un contesto in continua e rapida evoluzione, nonché da incrementarne l’efficacia nel contrasto all’estremismo violento. Con tali finalità viene presentato il modello format.

Keywords
Violent extremism, communication, swot analysis, format model

Barbara Lucini, Soft skills for governing new threats: training methods for LEAs in preventing and countering violent extremism and radicalisation

Abstract
Il presente articolo intende fornire un’analisi dell’importante contributo che la resilienza, soprattutto nella sua dimensione culturale, può fornire nei contesti di post- crisi e negli scenari di conflitto, in relazione con l’approccio operativo della cultural diplomacy.
La premessa importante riguarda il concetto di resilienza e il suo ruolo nell’ambito della gestione delle crisi e dell’analisi del rischio. La resilienza culturale si ritiene essere fattore imprescindibile per la costruzione di identità nazionali, collettive e individuali che siano in grado di definire, interpretare e gestire le nuove minacce ibride.
Lo stesso elemento culturale unito al concetto di identità sono da considerarsi, quali driver per una necessaria relazione fra la dimensione culturale della resilienza e la cultural diplomacy.
Le considerazioni finali consolidano la prospettiva socio- antropologica legata alla dimensione culturale e all’applicazione del concetto di resilienza nell’ambito della cultural diplomacy, per la gestione delle tensioni e conflitti socio – politici in molte parti del mondo.

Keywords
Cultural resilience, cultural diplomacy, security, adaptation, proactivity.

II. A FOCUS ON VIOLENT EXTREMISM

Daniele Maria Barone, The institutional symmetry of an asymmetric conflict. A State – State rivalry throughout Daesh’s Soft-Power

Abstract
Analizzare Daesh solo attraverso la sua capacità di mantenere sempre comunicativo il suo brand può oscurare la reale finalità dell’organizzazione: creare e governare il suo Stato senza confini.
L’organizzazione sta gradualmente riuscendo ad escludere dall’immaginario collettivo la sua identificazione attraverso la figura di un leader o di un’ideologia ma, al contrario, facendo leva sul consolidamento del suo soft-power, essa viene sempre più percepita dai suoi sostenitori come un vero e proprio stato.
Il gruppo sta superando la propria ideologia, insinuandosi nell’ecosistema sociologico e psicologico dei suoi attivisti, entrando lentamente nelle loro fasi di interpretazione dell’ambiente che li circonda, dal monopolio del loro tempo libero fino ad accrescere la sua influenza ad un livello tale da diventare una valida alternativa alla burocrazia statale. Infatti, Daesh ha ormai acquisito sufficienti strumenti per conoscere ed influenzare il modo di percepire il mondo di individui e intere comunità, sfruttando questo potenziale a suo vantaggio.
Tenendo presente i fattori esogeni (il background sociologico degli attivisti) ed endogeni (il modus operandi messo in atto dal gruppo), quest’analisi spiegherà come Daesh, utilizzando diversi mezzi di comunicazione, sia riuscito ad accrescere la sua immagine di entità stabile. La ricerca spiegherà che questo processo non è casuale ma rappresenta il reale nucleo di Daesh e che, da questa prospettiva, la capacità di adattamento dell’organizzazione terroristica è solo uno strumento utile ad alimentare il suo soft-power.

Keywords
Daesh, Jihad, Soft-power, Hybrid warfare

Tommaso Longo, Misoginia online: le nuove forme di radicalizzazione all’interno del terrorismo Incel

Abstract
A partire dall’11 settembre 2001, le caratteristiche del terrorismo e, di conseguenza, anche il processo di radicalizzazione degli individui è radicalmente cambiato. Quello dei celibi involontari è un fenomeno emergente che generalmente riguarda giovani uomini bianchi, occidentali e senza problemi economici, che odiano le donne. Incel, l’acronimo, indica un movimento misogino guidato da uomini che non riescono ad avere successo nelle relazioni con le donne e che, in risposta a questo, si arrabbiano con il sesso opposto a causa del rifiuto, arrivando in alcuni casi a colpirle con la commissione di attacchi terroristici. Lo scopo di questo articolo è quello di condurre un’analisi integrata tra la literature review degli articoli pubblicati dal 2001 al 2015 sulle principali caratteristiche del paradigma classico del terrorismo, un’analisi delle storie di 7 aggressori collegati al movimento Incel attraverso OSINT ed una serie di interviste somministrate ad alcuni esperti del settore della sicurezza, a un’esperienza diretta e ad una professoressa canadese di studi di genere dall’Università di Toronto. Attraverso queste risorse è possibile comprendere il contesto in cui tali individui apprendono le proprie teorie principali ed iniziano dunque il loro processo di radicalizzazione che porta alla commissione di attacchi terroristici.
Nell’articolo vengono identificati alcuni indicatori che possono aiutare le forze dell’ordine e le famiglie a rilevare in anticipo alcuni segnali che potrebbero essere utili per prevenire il verificarsi dei massacri.

Keywords
Incel, Misoginy, Terrorism, Indicators, Radicalization, Rodger, Minassian.

III. INSIGHTS ON SECURITY, INTELLIGENCE & CULTURAL DIPLOMACY

Daniele Plebani, Dalla Business continuity verso la Social continuity: società, criminali e terroristi alla prova di COVID-19

Abstract
Ad aprile 2020 il virus COVID-19 ha contagiato più di due milioni di persone in tutto il mondo. La portata globale del virus trascende il solo ambito sanitario, al contrario ha investito tra gli altri i settori dell’economia, della politica e della società. Alla pandemia si è intrecciata inoltre l’infodemia delle notizie e dell’information warfare, col risultato non solo di ampliare ma di creare ulteriori problematiche in seno ai diversi sistemi di governo colti in misura maggiore o minore di sorpresa da questo fenomeno. Diverse entità ostili potrebbero cercare di approfittare della situazione, dalle organizzazioni criminali ai vari estremismi, ognuno con propri scopi e metodi ma tutti con la necessità di passare attraverso lo scontro con le istituzioni statuali. Comprendere su quali livelli si stia focalizzando lo scontro è imperativo per agire efficacemente in risposta a questi attacchi.

Keywords
COVID-19, social continuity, business continuity, terrorism, organized crime.

Carmine de Vito, Crisi Istituzionale in Bolivia. Il Modello Geopolitico delle Partite Internazionali. Introduzione al Concetto di Intelligence di Posizione

Abstract
La crisi istituzionale boliviana nata dalla uscita di scena del Presidente Evo Morales è, senza dubbio, un tema che necessita le giuste riflessioni sulle dinamiche, gli eventi, i corpi sociali e politici che hanno interagito alla realizzazione dello stato di crisi. Il concetto filosofico e giuridico di crisi nelle relazioni internazionali: la sua evoluzione e la definizione di un nuovo modello teorico geopolitico di confronto tra gli Stati.
Le analogie con le crisi internazionali in Venezuela, Libia e Siria; tutte rappresentative del paradigma di mutazione dello schema di confronto nella competizione globale: il modello basato sulle “sfere di influenza” si riduce notevolmente, mentre diventa centrale il modello delle “partite internazionali”.
L’elaborazione dottrinale del concetto di intelligence di posizione: perfettamente funzionale al delineato schema di relazioni su base multipolare che riafferma il carattere “reale”, ovvero non solo di egemonia strategico-economica, bensì strategico- economico-militare.

Keywords
Bolivia, Evo Morales, international crisis, international match, Geopolitics, Geo-economics, intelligence, position intelligence.

Marco Lucchin, Cultural Diplomacy in Russia: identità e cultura come evoluzione del Paese

Abstract
La Federazione Russa è, da circa 600 anni, uno straordinario ponte tra Oriente ed Occidente, come uno sguardo a qualsiasi cartina può facilmente confermare. Il Paese, però, in tutti i suoi anni di storia, ha interpretato questa funzione in maniera culturalmente mutevole: da periodi di apertura ai costumi europei del tempo e modernizzazione, sotto Pietro il Grande, a periodi da garante dei valori conservatori e cristiani e dell’ancien régime contro il laicismo uscito dalla rivoluzione francese dopo le guerre napoleoniche, sino a una netta contrapposizione e la propugnazione di un proprio ordine a sé stante, dopo la seconda guerra mondiale.
Da quello sguardo alla cartina si indovina anche come la Russia sia il Paese più grande al mondo, costretto a distendersi a dismisura a causa dell’assenza di barriere naturali che lo proteggano dalle invasioni, avendo come punti ideali di difesa la strettoia tra Carpazi e Mar Baltico (l’odierna Polonia), gli Urali a Sud e la steppa kazaka e mongola ad Ovest. Se si guarda quindi a questa enorme distesa non come steppa ma come un mare, le cui onde avanzano o si ritirano, assieme ai confini, a seconda dei ritmi della storia, capiamo anche come la postura culturale russa si rapporti al mondo esterno in funzione del contesto. Universalistica, con valori cristiani, panslavisti o comunisti nei momenti di espansione o consolidamento della posizione, più introversa invece nei momenti di difesa, in cui serrare in ranghi è prioritario rispetto a comunicare verso l’esterno. In queste pagine andremo a capire in che fase storica si trova la cultura russa, come si rapporta sia all’interno che all’esterno del Paese, e come vada a supportare la diplomazia per raggiungere gli obiettivi politici della Federazione.

Keywords
Russia, cultural diplomacy, international relations

Giacomo Buoncompagni, Cyber-risk, cyber-migration. For a new human geography and security

Abstract
Nella società odierna la velocità e l’intensità dei flussi di comunicazione e d’informazione definiscono uno spazio mediatico che si affianca oggi allo spazio geografico, ma senza sostituirlo. È in atto un processo di deterritorializzazione dello spazio e del tempo, chiunque sia nato nella seconda metà del XIX secolo è un migrante perché si muove, fisicamente e virtualmente, da una cultura a un’altra, in maniera liquida, frammentata e partecipata. L’evoluzione del web ha creato uno spazio sociale privo di confini che agevola la comunicazione tra le comunità di immigrati geograficamente disperse in ogni parte del globo.
Per gli immigrati e i richiedenti asilo che provano ad entrare in Europa, sono importanti non solo le tradizionali infrastrutture (ferrovie, porti…), ma anche quelle elettroniche-digitali come gli smartphone, le app, i programmi di traduzione simultanea, le piattaforme di messaggistica, i social network.
Sono questi strumenti che facilitano e supportano l’organizzazione del viaggio e tutta l’esperienza migratoria dei “nuovi migranti connessi”, ma non va sottovalutata la questione sicurezza: l’uso inconsapevole dei devices può determinare diversi livelli di “rischio tecnologico”.
Tuttavia, a fronte di queste problematiche, si registrano anche buone pratiche che associazioni ed istituzioni hanno sperimentato con successo, legate principalmente all’ICT al servizio dei migranti e dei rifugiati.
Attraverso un’analisi dettagliata e aggiornata della letteratura scientifica sul tema, adottando uno sguardo interdisciplinare, si cercherà di comprendere come il digitale abbia cambiato e influenzato i processi migratori, le forme di sfruttamento e di criminalità e allo stesso tempo le politiche di accoglienza e integrazione dei nuovi arrivati nello Stato ospitante.

Keywords
Migration, social media, technological risk, IT security, new media, human geography

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