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Fascicolo 10 | 2019

I. PERSPECTIVES ON CULTURAL DIPLOMACY
IN CONFLICT MANAGEMENT AND MITIGATION

download-(buttons)Marco Lombardi, Culture and Action: Cultural Diplomacy and Cooperation

Abstract

The new, uncertain structures of the reticular global world call for innovative strategies. In particular, the new forms of diffuse conflict demand that international diplomacy give effective answers in terms of handling the crisis and reducing conflicts. In this context, cooperation has to regain credibility and competence to prove itself as a system of intervention suited to the new challenges, able to project itself into the new scenarios that are changing significantly and rapidly.

This brief note proposes to highlight some important factors of the change taking place, followed by the description of recent experiences in the field, concluding with the proposal of new kinds of involvement expressed in the Cultural Diplomacy Partnership, an experience of reticular cooperation formulated and promoted by our research centres, ITSTIME in the Università Cattolica, Milan, and CAARI at the Addoun University in Somalia.

Keywords

Culture, diplomacy, cultural diplomacy, crisis and conflict reduction.

download-(buttons)Barbara Lucini, Cultural Resilience and Cultural Diplomacy: the State of the Art

Abstract

Il presente articolo intende fornire un’analisi dell’importante contributo che la resilienza, soprattutto nella sua dimensione culturale, può fornire nei contesti di post- crisi e negli scenari di conflitto, in relazione con l’approccio operativo della cultural diplomacy.

La premessa importante riguarda il concetto di resilienza e il suo ruolo nell’ambito della gestione delle crisi e dell’analisi del rischio. La resilienza culturale si ritiene essere fattore imprescindibile per la costruzione di identità nazionali, collettive e individuali che siano in grado di definire, interpretare e gestire le nuove minacce ibride.

Lo stesso elemento culturale unito al concetto di identità sono da considerarsi, quali driver per una necessaria relazione fra la dimensione culturale della resilienza e la cultural diplomacy.

Le considerazioni finali consolidano la prospettiva socio- antropologica legata alla dimensione culturale e all’applicazione del concetto di resilienza nell’ambito della cultural diplomacy, per la gestione delle tensioni e conflitti socio – politici in molte parti del mondo.

This paper aims to provide an analysis of the contribution that resilience, especially in its cultural dimension, can provide in post-crises and conflict scenarios, along with the pragmatic approach of cultural diplomacy.

The key premise is the concept of resilience and its role in crisis management and risk analysis. Cultural resilience is regarded as an essential factor to build national, collective and individual identities that are able to define, interpret and manage new hybrid threats.

Both the cultural factor itself and the concept of identity need to be seen as drivers for the required relationship between the cultural dimension of resilience and cultural diplomacy.

The final remarks consolidate a social anthropological perspective associated with the cultural dimension and the application of the concept of resilience in the framework of cultural diplomacy, with the aim to manage socio-political tensions and conflicts in many parts of the world.

Keywords

Cultural resilience, cultural diplomacy, security, adaptation, proactivity.

II. Perspectives on Terrorism & Counter-terrorism

download-(buttons)Alessandro Boncio, The Italian shared house for combating terrorism

Abstract

Un aspetto spesso trascurato nello spiegare l’efficienza italiana nel contrasto e prevenzione del terrorismo, sia esso interno o internazionale, è rappresentato dalla struttura istituzionale creata nel 2004 per la gestione del problema. A tale proposito, il ruolo del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), il centro italiano di fusione antiterrorismo, si è rivelato essenziale. La necessità di tali organizzazioni fu una diretta conseguenza degli eventi dell’11 settembre 2001, quando gli Stati Uniti avviarono la costituzione di un “fusion center” antiterrorismo, successivamente seguiti da altri paesi europei a seguito degli attacchi jihadisti di Madrid e Londra.

Il compito principale del Comitato era originariamente quello di prevenire attentati terroristici attraverso la condivisione di informazioni in tempo reale tra gli attori statali del comparto sicurezza. Dalla sua creazione, tuttavia, i compiti del CASA sono cambiati ed ampliati: il terrorismo “homegrown” (la fase di leaderless jihad), i Foreign Terrorist Fighters e la recrudescenza dell’estremismo violento interno, hanno portato a un’evoluzione delle competenze del CASA. Il Comitato si è rivelato particolarmente utile nel rafforzare la sinergia tra tutti gli attori coinvolti nelle attività antiterrorismo, rappresentando anche un centro fiorente per “istituzionalizzare” la cultura del sistema di sicurezza nazionale derivante da precedenti esperienze nella lotta al terrorismo interno (Le Brigate rosse, Organizzazioni neofasciste) e di criminalità organizzata (Mafia, Camorra, N’drangheta).

A causa del numero non elevato di eventi legati al terrorismo in Italia, esiste solo una percezione generica del ruolo svolto dal CASA nell’opinione pubblica nazionale e, più in generale, tra gli osservatori internazionali, poiché il Comitato viene raramente menzionato come uno strumento sinergico antiterrorismo. Tuttavia, la struttura si è rivelata strumento flessibile ed efficiente e, nonostante la sua ambizione di istituzionalizzare l’approccio italiano al controterrorismo, non è stata gravata dalle pastoie burocratiche che troppo spesso caratterizzano la pubblica amministrazione.

An often overlooked aspect in explaining the Italian efficiency in countering and preventing terrorism, be it domestic or international, is the institutional setting established in 2004 to manage this issue. In this respect, the role of the Antiterrorism Strategic Analysis Committee (CASA – Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo), the Italian counterterrorism fusion centre, has proved to be essential. While the need for centers like this was a direct consequence of 9/11, indeed being the US those starting this kind of center, other European countries started working on similar centers as a consequence of homegrown jihadist attacks.

The Committee primary task was originally to prevent terrorist-related incidents through real-time information sharing among state security agencies.. Since its creation however, the CASA chores widened and changed; homegrown terrorism (leaderless jihad phase), Foreign Terrorist Fighters and the resurgence of domestic violent extremism led to an evolution in the CASA competencies. The Committee proved to be particularly useful in strengthening the synergy between all the actors involved in counterterrorism activities, also representing a thriving hub to ‘institutionalise’ the national security system culture originating from previous experiences in countering domestic terrorism (The Red Brigades, Neofascist Organizations) and organized crime groups (Mafia, Camorra, N’drangheta).

Due to the contained number of terrorism-related events in Italy, there is just a basic perception of the role played by CASA in the national public opinion and, more broadly, among international observers, as the Committee is seldom mentioned as a synergic counterterrorism tool. The Committee however, proved to be a flexible, efficient tool and, despite its ambition to institutionalise the Italian approach to counterterrorism, was not burdened by the classic bureaucratic problems often characterizing the public administration. An in-depth analysis of this fusion centre can also highlight lessons to be learned for other countries facing the same type of threat as Italy.

Keywords

Antiterrorism, jihadismo, estremismo violento, intelligence, forze di polizia, Counterterrorism, jihadism, violent extremism, intelligence, law enforcement

download-(buttons)Daniele Barone, The decentralized finance-violent extremism nexus: ideologies, technical skills, strong and weak points

Abstract

Il comune denominatore dell’utilizzo delle criptovalute da parte dei gruppi terroristici ha origine dall’inquadramento legale poco chiaro in cui le criptovalute attualmente operano. Tale contesto permette, seppur indirettamente, la proliferazione di una propaganda basta sul rifiuto dell’idea di Stato, descrivendo la gestione decentralizzata delle criptovalute come un mezzo di pagamento che appartiene esclusivamente al popolo e supera le interferenze prodotte dal controllo centralizzato del governo o di altri intermediari.

Concentrando l’analisi sulla giustificazione ideologica e gli opachi schemi di finanziamento messi in atto da organizzazioni terroristiche internazionali come Hamas, movimenti globali come i gruppi estremisti di estrema destra ed i loro simpatizzanti, poi descrivendo come piccoli gruppi mercenari jihadisti come il Malhama Tactical Team o campagne di donazione con scopi umanitari sospette stanno evolvendo le proprie competenze nei settori della comunicazione online e delle criptovalute, questa ricerca fornirà una visione sia generale che particolare degli attuali collegamenti terrorismo-FinTech. L’analisi spiegherà come, nonostante le competenze tecniche dei gruppi estremisti in questo settore sembrino essere ancora in fase embrionale, presentano imminenti prospettive di miglioramento, creando una diffusione a cascata di know-how e giustificazioni ideologiche e politiche. Queste caratteristiche del fenomeno possono generare un duplice risultato: trasformare il finanziamento al terrorismo in un’occasione senza precedenti per migliorare le tecniche investigative ed i metodi di analisi o, al contrario, rendere l’utilizzo per fini terroristici della finanza moderna un settore sempre più complesso da monitorare.

The common denominator in the exploitation of cryptocurrencies by terrorist groups, can be found in the grey legal framework where cryptocurrencies operate. This contest, even though indirectly, allows the diffusion of a propaganda related to the rejection of the idea of State, by depicting the decentralized control of cryptocurrencies as a mean of payment that belongs exclusively to the people, avoiding the interference of a centralized government control or any sort of middleman.

Focusing on the analysis of the ideological justification and opaque financing patterns used by international organizations as Hamas, global movements as alt-right extremist groups and their sympathizers, then describing in depth how small jihadist private military contractors as the Malhama Tactical Team or suspicious online humanitarian crowdfunding campaigns are developing their skills both in the online communication and in the cryptocurrency field, this essay is aimed at providing an either overall or specific view of the current terrorism-FinTech nexus. It will explain how, even though extremist groups’ skills in the cryptocurrency sector may seem at an infancy level, they are evolving very fast and creating a trickle-down diffusion of know-how and ideological or political justifications. These elements can generate a twofold outcome: turn terrorism financing into an unprecedented occasion to improve investigative and analysis methods or, on the other hand, turn exploitation of modern finance for terrorism purposes into a total undetectable sector.

Keywords

Jihad, Alt-right, Financing, Cryptocurrency, Cybercrime

download-(buttons)Filippo Tansini, Conosci il tuo nemico: la rappresentazione del terrorismo nei tweet della disinformazione russa

Abstract

All’interno di un quadro complesso di Hybrid Warfare e Information Warfare, questo studio prende in analisi un dataset di account Twitter impiegati dalla società russa Internet Research Agency (IRA), tra 2009 e 2018, in operazioni di Information Warfare.

Obiettivo dell’analisi è quello di studiare la rappresentazione del terrorismo costruita e diffusa dall’IRA attraverso le azioni svolte dagli account in esame. Utilizzando il costrutto delle Rappresentazioni Sociali e metodi di Latent Semantic Analysis (cluster analysis e analisi delle corrispondenze multiple) vengono esplorati temi espliciti e impliciti associati al concetto di terrorismo veicolato su Twitter. Su un campione generale di 8.768.633 di messaggi pubblicati, sono stati filtrati 22.764 messaggi contenenti il lemma «terror». I risultati mostrano dinamiche temporali peculiari e contenuti che sottendono due tematiche principali: la natura della minaccia rappresentata (nota/ignota) e il posizionamento del nemico (interno/esterno). I limiti e le implicazioni pratiche di questi risultati vengono discussi con particolare riferimento: alle modalità e ai contenuti delle comunicazioni online riferiti al concetto di terrorismo, alle capacità operative espresse dagli account analizzati, alle possibilità future di applicazione in prospettiva di contrasto a operazioni di Information Warfare.

Within the complex framework of the Hybrid and Information Warfare, this study analyses a Twitter account dataset related to the Russian company Internet Research Agency (IRA) that was potentially used for Information Warfare operations, from 2009 to 2018.

The objective of the analysis is to reconstruct the representation of terrorism disseminated by the IRA through the actions carried out by the analysed Twitter accounts. Using the construct of Social Representations and methods of Latent Semantic Analysis (cluster analysis and multiple correspondence analysis) explicit and implicit themes associated with the concept of terrorism are explored. Out of a general sample of 8,768,633, 22,764 messages were filtered containing the lemma «terror». The results show peculiar temporal dynamics and contents that subtend two main themes: the nature of the threat represented (known / unknown) and the positioning of the enemy (internal / external). The limits and the practical implications of these results are discussed with particular reference to: methods and contents of online communications related to the concept of terrorism, capability demonstrated by the accounts analysed, further applicability of the analysis with a perspective of countering Information Warfare operations.

Keywords

Hybrid Threat, Information Warfare, Latent Semantic Analysis, Social Media Intelligence, Social Representation, terrorism

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Fascicolo 9 | 2019

I. International Relations and Cultural Diplomacy

 

download-(buttons)Marco Lombardi e Barbara Lucini, Cooperazione e Cultural Diplomacy: resilienza e cultural focal points.

Abstract

The current paper focuses on the need to think over the concept of globalization and its impact on the scenario of international cooperation.

The definition of globalization has been often related to other notions such as that of complexity, interconnection, homogenization aimed at the understanding of social and geopolitical changes. Although this effort, in the last years a new set of theoretical and methodological tools are needed to comprehend the inner changes represented by the new social and political scenarios. For this reason, the awareness about the global Hybrid Warfare and its features are the context for the development of future theories and methodologies for international cooperation, considering the importance of the Cultural Diplomacy.

The cultural diplomacy and its tool the cultural focal point are the efficient and adequate response to the period of transition we are living now.

The culture and the related social identities became the interpretative drivers to provide a new set of theories as well as the crisis management approach orients the advancement of the methodological tools.

Further, cultural resilience plays a crucial role to strength the high potential of the cultural focal point as diplomatic tools for the near future, in the field of international cooperation and especially, in the areas where the conflicts are harder and more resistant.

This new approach deals with conflict resolution through the principles of crisis management and the cultural perspectives, making possible a new way for managing pervasive conflicts and post-disaster stage.

Keywords

Cultural diplomacy, international cooperation, crisis management, resilience, cultural focal point.

 

download-(buttons)Marta Visioli, Cultural Diplomacy and Cultural Focal Points as emergent and integrative cooperation strategies in the resolution of conflicts

Abstract

The aim of this article is to demonstrate, with an original perspective, the necessity of Cultural Diplomacy and Cultural Focal Points (CFPs) as new effective sources of cooperation and conflict resolution. In a contemporary global context which is characterized by hybrid conflicts, with a mixture of unofficial and official actors and enemies, and by the overcoming of the state-centred national system, the traditional approaches to crises and conflicts are incomplete. In order to guarantee long-term peace and recovery, it is important to shift from an exclusive political and governmental perspective, to an integration of social and cultural members. In this regard, Cultural Diplomacy claims its place as a new effective response to the contemporary framework, by arising with new resources. As a matter of fact, it moves ever further away from its original meaning in order to encompass a comprehensive approach, with a particular focus on the resolution of domestic crises as a prerequisite to both national and international security. In particular, this form of diplomacy is a new cooperation strategy for conflict resolution because it increases the democratic space within nations between political authorities and civilians, it fosters mutual understanding by fighting stereotypes, it reduces the risk of conflicts and provides the vital resilience to crisis management and post-conflict.

In particular, the first part of the article focuses on the practice and the meaning of Cultural Diplomacy, by also highlighting its advantages and disadvantages in relation to cooperation and conflict resolution. Specifically, its evolution into an even more cooperative and effective strategy at different levels deserves the appropriate consideration within the global and political framework. Concerning this aspect, I demonstrate the opportunity, inherent in a correct use of Cultural Diplomacy, of improving diplomacy, cooperation and international as well as national relations. The second part concerns Cultural Focal Points, that is dynamic centers  of cultural preservation and reproduction, tested in the Tigray region of Ethiopia, which are considered new forms of Cultural Diplomacy. The focus is placed on their twofold objec-tive of promoting dialogue and cooperation and of enhancing the cultural heritage of each ethnic group, by relating it to the key features of CFPs (static nature, dynamism, singularity and plurality). These demonstrate their synergic nature as sources of conflict management, Cultural Diplomacy and resilience in the prevention and resolution of conflicts, as well as in reconstruction and recovery.

Keywords

Cultural Diplomacy, cooperation strategy, Cultural Focal Points (CFPs), identity, conflict resolution.

 

download-(buttons)Nezka Figelj, Iran and religious sectarianism in the Middle East: the role of the European Union

Abstract

L’articolo scientifico esaminerà l’emergente rivalità tra sunniti e sciiti in Medio Oriente. La situazione si è recentemente intensificata e ha provocato violente rivolte tra le due fazioni. La frammentazione religiosa sarà analizzata dal punto di vista iraniano. Verranno introdotti i due attori principali dello scacchiere regionale: l’Arabia Saudita e l’Iran. L’articolo analizzerà il regime iraniano sciita concentrandosi sulla sua aspirazione all’egemonia regionale. Saranno affrontate le potenziali minacce del programma nucleare iraniano per la sicurezza di Israele. Il documento evidenzierà il ruolo degli interessi strategici dell’Unione europea in Iran dopo l’accordo nucleare iraniano.

Keywords

Iran, Saudi Arabia, religious sectarianism, rivalry Sunna-Shi’a, Israel, European Union.

 

download-(buttons)Violeta Tymul and Pietro SchioppettoSovereign wealth as power multiplier: the Russian Sovereign Wealth Funds experience

Abstract

Questo articolo presenta un case study sulle politiche del governo russo nell’utilizzo dei Sovereign Wealth Funds (SWF). La prima parte del paper descrive come i SWF si siano evoluti nel tempo da assetti di un’economia di rendita a strumenti di sviluppo e arma geo-economica, tra i più efficaci nell’ambito delle nuove modalità di intervento statale nell’economia. La seconda parte analizza in profondità l’esperienza russa, descrivendo l’evoluzione e le funzioni dei diversi fondi sviluppati a partire dagli anni ’90 e il loro rapporto con la politica interna ed estera della Federazione. In conclusione, si riflette se l’utilizzo dei fondi sia stato congruo con il perseguimento degli obiettivi geopolitici del paese.

Keywords

Sovereign Wealth Fund, Russia, Geo-economics, Geopolitics, Entrepreneurial State, Commodities, Stabilization Fund, Reserve Fund, National Wealth Fund, Russian Direct Investment Fund.

 

II. Terrorism & Counter-terrorism

download-(buttons)Daniele Plebani, Da Raqqa a Boghuz: l’evoluzione di Stato Islamico tra il 2017 e il 2019

Abstract

L’elaborato si propone di offrire una panoramica dell’evoluzione di Stato Islamico (IS) tra la liberazione di Raqqa (ottobre 2017) e la fine del 2018. In questo lasso di tempo infatti IS ha attraversato una profonda metamorfosi, sia per quanto riguarda l’aspetto territoriale che comunicativo. Nel primo caso si è osservata una forte contrazione nel quadrante siro-iracheno, solo in parte controbilanciato dalla resistenza di altre realtà regionali sparse per il globo. Nel secondo, l’apparato comunicativo è dovuto ricorrere a diverse strategie di adattamento, concentrandosi sia sul resistere alle azioni di contrasto intraprese da Stati e agenzie di comunicazione che di offrire ai seguaci di IS strade alternative per associarsi, informarsi e progettare attacchi. Questa analisi esplicita infine come la lotta contro IS non possa essere fondata unicamente su parametri quali la percentuale di territorio liberato o numero di prodotti mediatici cancellati e rimarca la necessità di un approccio più ampio per affrontare non solo il “gruppo Stato Islamico” ma anche il “fenomeno IS”.

 

Keywords

Stato Islamico, comunicazione, territorio, eredità.

 

download-(buttons)Valerio de Divitiis, Children’s Rights vis-à-vis counter terrorism obligations: a priority for security and human rights mutually reinforcing practices

Abstract

The international counter terrorism paradigm is being increasingly contextualized in the framework of sustainable development through civilian and rule of law-based policies shaped around the objective of preventing violent extremism. The recruitment and exploitation of children by terrorist organizations provides an urgent opportunity for the concretization of legal obligations and principles endorsed by the international community. The application of counter terrorism measures in cases involving children remains ambiguous at country level, despite clear international norms. There is a risk that the children’s rights may be overshadowed by the emergency nature of terrorism. Countries’ practitioners must pursue responses which consider the status of children even when they are liable for terrorism-related offences. Specific circumstances ranging from the prevention of exploitation by terrorist groups, including in educational settings, justice system responses tailored to the cases of children, the risks posed by the nuanced FTF phenomenon and the international legal provisions thereof, are scenarios where the rule of law-PVE vision becomes critical for sustainable response to terrorism.

Keywords

Counter Terrorism, Children’s rights, Preventing Violent Extremism, Rule of Law, Human Security, Foreign Terrorist Fighters, Armed Conflicts.

 

III. Crisis Management

 

download-(buttons)Arianna Piacentini, Social media e cultura convergente: nuove applicazioni del Crisis Management

Abstract

I social media sono diventati strumenti fondamentali durante i processi di Crisis Management, sia nella fase di risposta all’emergenza, sia nella fase di prevenzione e pianificazione. La flessibilità di queste piattaforme permette di elaborare strategie comunicative diverse che tengono conto degli scenari che possono verificarsi in riferimento ai rischi propri di ciascun territorio. Coombs e Holladay (2012) definiscono la Crisis Communication come la raccolta, il trattamento e la diffusione delle informazioni necessarie per affrontare una situazione di emergenza. I mezzi di comunicazione, in particolare i social media, se integrati nei modelli e nelle pratiche esistenti di Crisis Management, permettono di raggiungere un equilibrio tra capacità di diffusione delle informazioni e possibilità di interpretare correttamente i rischi legati alla crisi. La comunicazione online infatti facilita il raggiungimento di  un alto tasso   di interattività, rendendo virale un messaggio attraverso il meccanismo della condivisione su molteplici piattaforme. Questi canali online sfruttando il fenomeno della convergenza digitale, che consente la partecipazione di diversi attori sociali, permettono la creazione di una conoscenza condivisa della crisi e una maggiore consapevolezza collettiva, promuovendo lo sviluppo di una comunità partecipante e resiliente.

 

Keywords

Social media, Crisis Management, cultura convergente, partecipazione.

 

download-(buttons)Roberta Scassa, Collaborative Networks for Disaster Risk Reduction: the Role of Risk Communication and Disaster Education; Exploring the non-structural activities employed by the Italian Civil Protection in reducing seismic risks in the Abruzzo Region.

Abstract

I disastri naturali presentano attualmente diverse e complesse sfide per la società che vanno oltre le capacità di una singola organizzazione e che quindi richiedono l’operato congiunto di più attori nel quadro della riduzione dei rischi derivati da disastri ambientali. Ricerca precedente in questo ambito sottolinea la complessità di tali problemi ed enfatizza la necessità di una collaborazione proattiva e preventiva tra diverse organizzazioni su diversi livelli di governance.

Una delle migliori soluzioni a questo drammatico problema è stata riscontrata nello sviluppo di networks di riduzione dei rischi derivati da disastri ambientali dove conoscenze, informazioni e competenze possono essere scambiate tra diversi esperti operanti in campi attinenti alla riduzione dei rischi ambientali. Con l’approvazione del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction (SFDRR) nel 2015, la necessità di ridurre tali rischi tramite prevenzione, comunicazione del rischio ed educazione ambientale si è tramutata in una eco sempre più incalzante e risonante a livello globale. Questo articolo si propone l’obiettivo di investigare le relazioni che intercorrono fra vari attori operanti nel campo della riduzione del rischio sismico nella regione Abruzzo, in centro Italia. Tramite interviste con esperti della Protezione Civile Abruzzo e con collaboratori degli stessi, la ricerca si snoda su alcuni punti principali: meccanismi adottati dalla Protezione Civile Abruzzese durante tempi di pace per aumentare la consapevolezza della società riguardo il rischio sismico. Ricerca precedente in questo ambito si è largamente concentrata sull’analisi del grado collaborazione di determinati attori (inclusa la Protezione Civile Abruzzese), durante un’emergenza o una crisi. Al contrario questo studio si propone di analizzare le così dette attività non strutturali di prevenzione messe in atto dalla Protezione Civile Abruzzo in tempi di regolarità. La comunicazione del rischio e l’educazione ambientale sono considerati fattori cruciali delle attività non strutturali volti ad aumentare la consapevolezza della società nel suo complesso riguardo i rischi sismici che potrebbero riscontrarsi in regione. Questi elementi sono anche determinanti per il successo di un progresso nel campo della riduzione dei rischi derivati dai disastri ambientali. Interessanti spunti forniti da esperti nel campo e consigli su come la comunicazione del rischio dovrebbe articolarsi nell’immediato futuro sono riportati dall’autore.

 

Keywords

Disaster Risk Reduction, Prevention, Risk Communication, Environmental Education, Network Analysis.

 

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Fascicolo 8 | 2018

I. Perspectives on terrorism

download-(buttons)Tiziano Li Piani, Progettazione strutturale e funzione sociale dello spazio (quale) vulnerabilità e soluzione al terrorismo urbano. Perché serve e come è possibile proteggere l’edificio dall’uomo (oltre che dal terremoto)

Abstract
L’articolo presenta i gap conoscitivi e gli step metodologici inerenti il processo di normazione delle azioni terroristiche in suolo urbano nell’ambito della progettazione strutturale di edifici ad uso civile. La necessità di una revisione dei codici di progettazione che includa la minaccia terroristica appare cogente alla luce della progressione, in numero e durezza, di attentati terroristici condotti nei confronti di soft target inseriti in contesti altamente urbanizzati di città europee, con la finalità di causare il maggior numero di vittime civili durante lo svolgimento di attività quotidiane. L’integrazione normativa della minaccia terroristica nella progettazione di opere ad uso civile richiede l’assolvimento di alcuni passaggi delicati. Infatti, la componente meccanica che caratterizza onde d’urto riconducibili ad esplosioni o impatti ad alta velocità è diversa rispetto a quella associata a carichi dinamici già noti e ormai consolidati nella progettazione di edifici civili quali il terremoto (e piu raramente il vento). La diversità della minaccia si ripercuote nella diversità della reazione che i differenti carichi dinamici provocano sull’ opera, rendendo necessario un ripensamento delle verifiche attualmente richieste nell’ambito della progettazione strutturale ma anche dello stesso approccio alla progettazione antisismica rispetto all’attacco terroristico. Ma soprattutto l’unicità fenomenologica della minaccia terroristica rispetto al target da progettare risiede primariamente nella funzione sociale della distribuzione ed interazione spaziale del tessuto urbano in cui esso è inserito, che l’attentato terroristico si propone specificatamente di disaggregare. Tale peculiarità rende necessaria la comprensione e successiva valutazione quali-quantitativa della funzione sociale del target e della dimensione sociale dell’attentatore nell’ambito della normazione della minaccia terroristica. D’altra parte, tale fonte di vulnerabilità intrinsica della maggior parte degli edifici in Europa può però assurgere alla funzione strategica di recuperare un’armonia urbanistica spesso dimenticata nell’Architettura della città moderna, affinché la progettazione del singolo edificio si compenetri nel valore umanista degli elementi urbanistici architettonici dove è inserito.

Keywords
Terrorism, city, urban, explosion, impact, earthquake, space of influence, attacker, target, input, space, social, humanism.

download-(buttons)Daniele Maria BaroneJihadists’ use of cryptocurrencies: undetectable ways to finance terrorism

Abstract
International Islamic terrorist organizations have become fully recognized actors of globalization, whit no borders to group their activities, except through their ideology, rooted in their interpretation of Islam. Their financial resources branch out in the management of physical territories, a global illegal network, organized or small crimes, extortions, donations and they are more and more shifting in the online realm. Indeed, modern financial tools and, in particular, cryptocurrencies, are covering an emerging role in terrorism financing and money laundering.
Starting from documented cases of jihadists’ use of cryptocurrencies and the most recent developments either in global Islamic terrorism or in modern finance, this paper is aimed at analysing where institutions should intervene in this field and which aspects should be accurately monitored in order to prevent terrorists’ illegal use of such an innovative financial resource as cryptocurrencies.

Keywords
Terrorism, jihad, Financing, Cryptocurrency, bitcoin

download-(buttons)Esther ForlenzaWoman in Islamic terrorism: history, roles, data and analysis

Abstract
La presenza delle donne nel terrorismo islamico è stata rilevata da differenti studiosi tuttavia dalla letteratura è emerso un gap conoscitivo sulle concrete funzioni assunte da quest’ultime.Lo scopo di tale ricerca è quello di comprendere quali sono i ruoli rivestiti dalle donne, se vi sono differenze di ruolo tra le donne affiliate Al Qaeda e al Daesh e quali sono le variabili intervenienti rilevanti. Lo studio qualitativo è stato condotto su un campione di 176 donne. La prima parte della ricerca evidenzia, per ogni ruolo emerso, le influenze socio-relazionali che ne hanno determinato l’acquisizione. La seconda parte dello studio si focalizza sull’analisi della semiotica di due riviste sorte a seguito della nascita dello Stato Islamico con l’obiettivo di comprendere se e in che termini la propaganda online abbia promosso la mobilitazione femminile. I risultati ottenuti dallo studio hanno evidenziato che vi è stata sia una graduale implementazione nonché diversificazione del supporto femminile con l’avvento del Daesh.

Keywords
Women, Islamic terrorism, roles, socio-relational influences, propaganda, Daesh.

download-(buttons)Daniele PlebaniL’eredità operativa di Stato Islamico: dall’open source jihad all’open source extremism

Abstract
Il periodo compreso tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 ha visto il passaggio di Stato Islamico (IS) da organizzazione protostatuale a insurrezione diffusa. Diviene quindi ora necessario considerare la minaccia presentata dal “nuovo IS” e più in generale dall’influenza che questi ha avuto e ancora esercita sull’estremismo violento, come pure nelle nostre società. Il presente contributo si focalizzerà sulla dimensione operativa dell’eredità di IS, declinata nella sua divisione tra scuola e metodo all’interno di società altamente mediatizzate.
La prima si sostanzia in una linea diretta tra l’organizzazione e i suoi proseliti, un continuum ideologico-operativo che raccogliendo il know-how maturato nel corso della sua esistenza intende proseguirne la guerra; la seconda intende sfruttare tale esperienza operativa, aperta a chiunque voglia raccoglierne le best practices per raggiungere scopi non necessariamente legati a una ideologia. Tale metodo segna quindi una transizione dall’”open source jihad” a un più ampio “open source extremism”1, segnando una fase di attentati e minacce con cui confrontarsi potenzialmente contemporanea e/o parallela a quella jihadista.

Keywords
Stato Islamico, Daesh, legacy, eredità, estremismo violento, comunicazione, propaganda, new normal.

II. Perspectives on security

download-(buttons)Andrea BeccaroContemporary irregular conflicts: new and old ideas

Abstract
Contemporary international system is at a political turning point due to security issues partially related to the concept of irregular warfare. Over the last three decades, several theories have emerged around the idea that war has changed and should no longer be considered in some areas and contexts state versus state. The goal of the essay is to analyse the nature of contemporary irregular warfare, showing, on the one hand, the continuities of the current debate with old strategic ideas (mainly related to the notion of insurgency) and, on the other hand, its consequences for politics and security.

Keywords
Irregular Warfare, Transformation of War, Security Studies, Hybrid Warfare, Terrorism.

 

download-(buttons)Giuseppe Gagliano, The birth of French economic intelligence and the contribution of Christian Harbulot

Abstract
Questo articolo focalizza la sua attenzione sul concetto di intelligence economica in Francia. Dopo la guerra fredda, i mercati hanno assunto una maggiore importanza nel determinare le relazioni tra i paesi; tuttavia, è stato necessario molto tempo affinché le l’élite francesi si rendessero conto dell’esistenza del concetto di guerra economica e della necessità di sviluppare un autonomo concetto di intelligence economica. Grazie ai contributi fondamentali di C. Harbulot, P. Baumard e della Scuola di guerra economica l’espressione “intelligence economica” è entrata ufficialmente nel dibattito pubblico francese.

Keywords
Economic Intelligence, Economic Warfare, Intelligence Culture, Information; Globalization.

download-(buttons)Francesco BalucaniLa guerra civile dello Yemen. Emblema dei conflitti moderni

Abstract
Nelle regioni sudoccidentali della penisola arabica, affacciato sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden, v’è un paese, lo Yemen, che da quasi quattro anni è oppresso dalla guerra. Una crisi silenziosa e invisibile, aggravata da una delle peggiori catastrofi umanitarie della storia recente. Questo conflitto s’inserisce appieno nel pensiero di quanti, dalla fine dell’era bipolare, hanno concorso alla ridefinizione dell’intera fenomenologia della guerra in chiave post-clausewitziana. La trattatistica atta a descrivere le peculiarità della guerra non convenzionale e dei conflitti asimmetrici offre una valida lente interpretativa attraverso cui osservare, analizzare e spiegare la guerra civile dello Yemen, che può esser definita, a ragione veduta, l’emblema dei conflitti moderni.

Keywords
Medio Oriente, guerra civile dello Yemen, nuove guerre, guerra non convenzionale, guerra asimmetrica, stato fallito.
Middle East, Yemeni civil war, new wars, asymmetric warfare, modern warfare, failed state.

download-(buttons)Giacomo Salvanelli, Rosario Aiosa, Predictive Policing: prevedere i furti in abitazione nella città di Ancona (IT) attraverso il Software del Risk Terrain Modeling (RTMDx)

Abstract
Negli ultimi anni, con l’intento di far luce sui fattori contestuali che si correlano positivamente alla presenza di specifiche categorie di reati, vi è stato un crescente interesse nello sviluppo di tecniche che utilizzino programmi di analisi spaziale per identificare le aree in cui la criminalità si manifesta maggiormente. Una di queste è sicuramente la metodologia denominata ‘Risk Terrain Modelling’ (RTM) (Caplan et al., 2010), orientata ad un’analisi strategica del contesto entro cui si potrebbero verificare i futuri reati, integrando al suo interno elementi concettuali provenienti dalla criminologia ambientale, come ad esempio quelli di ‘criminogenic triggers’ (elementi scatenanti), per individuarne le aree di maggiore concentrazione e diffusione. A questo proposito, il presente studio si è proposto di approfondire l’efficacia predittiva del RTM attraverso un case study: i furti in abitazione nella città di Ancona. Affiancandosi all’evidenza empirica della preesistente letteratura, i risultati di questa ricerca dimostrano che i luoghi dove si concentra lo spaccio di droga, la prostituzione ed infine i bancomat renderebbero possibile prevedere fino al 72,5% dei furti abitativi nei primi quattro mesi del 2018, identificando l’87% delle aree urbane comunali prospetticamente vulnerabili. Inoltre, questo studio dimostra che, anche in uno spazio ristretto, gli stessi fattori di rischio possono combinarsi in modi diversi, dando luogo ad aree di rischio variabile nel corso del tempo. In aggiunta, questi risultati forniscono una base informativa piuttosto efficace da mettere al servizio sia della comunità locale sia delle strategie di polizia mirate a breve e lungo termine contro l’illecito urbano legato sia ai furti in abitazione che alla criminalità in genere. Un approccio simile potrebbe anche fornire agli operatori, ai responsabili delle politiche e agli amministratori locali un supporto significativo per comprendere e contrastare anche altre forme di comportamento criminale da parte di bande o gruppi antisociali. Infatti, garantirebbe l’applicazione del RTM sotto forma di predictive policing inteso come una strategia di prevenzione del crimine e/o tattica di polizia che utilizza informazioni e sviluppa analisi avanzate per la previsione delle zone a più alta densità criminale in ambito cittadino.

Keywords
RTM, GIS, Risk, Prevention, Crime, Ancona.

III. Perspectives on resilience

download-(buttons)Alessandra PeverelliTheorical studies and practical approach on measuring urban resilience: the Mariana (MG) case study

Abstract
Faced with a world in which the number of people living in the city is increasing, the theme of urban resilience becomes central. However, we are faced with numerous definitions that contribute to making a general evaluation process difficult, creating different models based on different interpretations of the term. In this study, different models of urban resilience evaluation will be presented and confronted, the ones produced by scholars or private organizations. Starting from this comparison, one of the model, the one of Cutter et al. (2008), will be used for analysing the case of Mariana (MG). The dam collapse, one of the worst environmental disaster in Brazil, caused damages in two States, along the course of Rio Doce, spreading pollutant for over 600 km. A final evaluation is carried out considering 6 different dimensions – ecological, social, economic, institutional, infrastructural and community – each of them divided into multiple variables.

Keywords
Urban resilience, complex systems, practical measurement, urban resilience index.

 

 

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Fascicolo 7 | 2018

ESSAYS

download-(buttons)Nicolò Spagna, Understanding the Command and Control (C2) through the Social Network Analysis: the case studies of Paris-Brussels terrorist attacks

Abstract

Il terrorismo di oggi è frammentato e globalizzato e successivamente all’avvento dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) è divenuto multipolare, estremamente dinamico ed in costante cambiamento. All’interno di questo quadro bellico la cosiddetta Information Warfare diviene sempre più primaria, per questo è essenziale approfondire lo studio dei network terroristici in funzione dei sistemi di comando e controllo. Questa ricerca tenta di fornire una maggiore comprensione del comando e del controllo utilizzando due casi di studio: gli attentati terroristici di Parigi e Bruxelles compiuti e rivendicati da ISIS. Questo studio con l’applicazione della social network analysis (SNA) analizza la struttura funzionale e morfologica della rete che ha operato per l’attuazione degli attacchi. A tale scopo, i dati relazionali utilizzati per l’analisi sono stati raccolti attraverso un processo di open source intelligence. Utilizzando la SNA, l’analisi locale e globale ha rivelato che la rete antistante gli attacchi presentava un pattern molto simile ad una struttura ibrida, in altre parole un mix tra una struttura gerarchica tradizionale e un’organizzazione completamente connessa. Mentre, l’analisi funzionale ha rivelato l’esistenza di un sistema decisionale rigido e gerarchico all’interno del quale veniva esercitata la funzione di comando. Tale funzione è stata esercitata attraverso diversi key players che sono emersi dall’analisi come cruciali per l’architettura della rete e quindi per la pianificazione degli attacchi terroristici.

Keywords
Rete terroristica, ISIS, analisi delle reti sociali, comando e controllo, C2, attacchi terroristici di Parigi e Bruxelles, terrorismo.

download-(buttons)Daniele Plebani, Dal nadir al rilancio: la comunicazione di IS dalla caduta di Mosul all’eredità del califfato

Abstract
During 2017 the Islamic State (IS) had to cope with the fall of its main strongholds. Moreover, the crisis that followed the loss of Raqqa (October 2017) resulted in a huge drop of communication and propaganda materials. This resulted in an almost comatose state of the IS communication apparatus: the official propaganda was reduced dramatically after the fall of Raqqa and Marawi and it had to be kept alive by an “iron lung” consisted above all in the al-Naba gazzette and the Amaq Agency. Meanwhile, unofficial authors entered the fray with their own production, thus keeping IS communication active – although not at the same level as the official media majors – until late 2017 when IS climbed out of its crisis both on the quantitative and the qualitative levels. The analysis aims to delineate IS communication efforts from mid 2017 to early 2018 focusing in particular on the Inside the Khilafah video series. It tries also to look at the potential evolution of the IS state for what concerns its legacy and heritage and how this could enhance the threats posed not just by terrorism but by the wide spectrum of extremism.

Keywords
Islamic State, extremist communication, Inside the Khilafah, terrorism, Islamic State’s heritage

download-(buttons)Virginia Cinelli, Radicalisation in Prison: The Italian Case

Abstract
L’avvento del terrorismo internazionale, l’emergere del fondamentalismo islamico e l’incremento dei flussi migratori regolari e irregolari hanno reso le carceri italiane zone ad alto rischio di radicalizzazione. Ad oggi non è, però, chiaro in che modo e perché questo accada. Attraverso un’analisi accurata della realtà carceraria in Italia, il seguente paper ha studiato il fenomeno della radicalizzazione in Italia, identificando quattro variabili che tendono a favorire tale processo: il livello di frustrazione dei detenuti, le problematiche organizzative (quali, sovraffollamento, scarsità di personale e assidui trasferimenti di staff e detenuti), l’esposizione dei detenuti a idee radicali e, infine, l’adozione di inappropriate misure anti-radicalizzazione da parte delle autorità italiane.

Keywords
Islamic extremism, Italy, Prison Radicalisation, Penitentiary System, estremismo islamico, Italia, radicalizzazione, sistema penitenziario.

 

ANALYSIS AND COMMENTARIES

download-(buttons)Laris Gaiser, La necessità di una strategia della presenza costante e della creazione di ecosistemi regionali per migliorare la sicurezza cibernetica delle infrastrutture critiche europee

 

Abstract

La stabilità e la sicurezza delle infrastrutture critiche all’interno dell’Unione Europea si basa sulla definizione di queste ultime proposta dalla Commissione europea con la Comunicazione numero 704 del 2004, sul Programma Europeo per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (EPCIP) lanciato nel 2006 e sulla Direttiva inerente la Sicurezza delle Reti e dei Sistemi Informativi (NIS) del 2016. Questi pilastri della sicurezza delle IC hanno tuttavia dato vita ad un sistema frammentato caratterizzato da soluzioni nazionali tra loro assai eterogenee e da istituzioni incapaci di garantire un controllo in tempo reale degli scenari o una gestione efficacie delle minacce potenziali. Analizzando la situazione venutasi a creare, questo articolo desidera far notare che le autorità preposte alla sicurezza delle infrastrutture, il cui funzionamento è oggigiorno in massima parte garantito da sistemi cibernetici, devono adottare una strategia di costante presenza nel dominio cyber e, implementando il principio di sussidiarietà, prevedere una cooperazione a livello sovranazionale che possa, anticipando i problemi, garantire la stabilità delle IC di rilevanza regionale. Solo autorità regionali, ove queste risultassero necessarie a causa dell’interdipendenza infrastrutturali di diversi Paesi, potrebbero agire in tempo reale manipolando a proprio favore gli eventi cibernetici ovvero gestendo al meglio la resilienza delle IC.

Keywords
Aubsidiarity, critical infrstructures, cyberdefence, constant presence, common market

download-(buttons)Martina Scrivani, Western Balkans: a link between arms trafficking and terrorism

Abstract
The connection between Western Balkans and Daesh is real, still represent a huge problem and it is related to the big amount of arms trafficked every year, by criminal groups or local governments, directly or thanks to the collaboration of third countries, as Saudi Arabia, Turkey and United States, whose provide armaments to certain Syrian supported groups of fighters. Facts demonstrate that the same military equipment risk to be diverted to jihadist groups, or Daesh affiliates, through different pipelines: on the battlefield, due to corrupted functionals, or by thefts.
The arms trade has not only an “illegal aspect” but also a “legal” one, as most of the States who were part of former Jugoslavia, are now involved in a business without precedent. Lots of the old communist stockpiles have been rehabilitated and the arms industries work a full regime to meet the market demand.
The main importer is Saudi Arabia, who do not compare in any “black register” of arms and who can reroute the armaments to Syria or Yemen.
The threat is not only rectricted to conflict areas, as Syria and Iraq, but concerns also the European Community itself, in particular for the alarming presence of the so-called “lone wolves”, able to spread panic and death.
European authorities are trying to take measures to counter terrorism in all its forms, but this struggle still affects the region and its citizens.

Keywords
Western Balkans, arms trafficking, jihadism, terrorism, Daesh.

 

download-(buttons)Paola Alborno, The new migratory flows and the narrow boundary with criminality: complexities and possible solutions

Abstract
In the last decade, Europe has been affected by an unprecedented migratory flow: millions of people fleeing civil wars, poverty, persecution and continuing violations of fundamental human rights have crossed European borders in search of better living conditions. Europe, which does not provide for the possibility of legal entry for asylum seekers, has responded to the humanitarian crisis by increasing controls at external borders and implementing agreements with countries such as Turkey and Libya, with the aim of reducing arrivals. The impossibility to enter legally in the European territory has meant that migrants are forced to turn to networks of human traffickers who, in agreement with the criminal gangs in the European destination countries, take care of the journey and the subsequent exploitation of migrants. The implementation of long-term solutions in Europe, combined with development programs to improve the living conditions in the countries of origin, are necessary to make migration a safe phenomenon, both for host countries and for the thousands of victims of conflicts and environmental disasters.

Keywords
Migration, trafficking, exploitation, criminal networks.

 

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Fascicolo 6 | 2017

ESSAYS

download-(buttons)Barbara Lucini, Critica della radicalizzazione pura. Forme ibride di radicalizzazione estremista

This paper focuses on the analysis of the concepts and forms of radicalisation which lead peo¬ple to join or adhere to a specific extremist group.
The analysis has been carried out according to a secondary data analysis, providing interesting insights on the way the concept of radicalization can be understood.
Specifically, the analysis considers three forms of radicalization: organized terrorism and polit¬ical extremisms; hate crime and alternative movements.
All these three sociological groups cannot be considered such as a single social phenomenon without interconnection with other types of groups, but there is the possibility that many of them could be interrelated, making possible what has been defined “hybrid radicalization”. The findings of this preliminary research lead to a new scenario and approaches in understand¬ing the current extremist backdrops.

Key-Words:

Radicalisation, political extremisms, terrorism, hate crime.

download-(buttons)Luca Bregantini, Graffiti warfare of the Islamic State in the Western urban places

The jihadist propaganda of the Islamic State takes advantage of many creative solutions, ranging from social networks and other web strategies to more traditional media. Sociologists, psychologists and most analysts investigating this matter have focused their attention on the Internet, neglecting the role of informal visual communication in urban context. The main goal of this contribution is to offer a scenario of ISIS graffiti role, focused in the western countries and to test the hypothesis that ISIS graffiti represent a weak signal of dangerous radicalization. I present a wide open ISIS graffiti inventory in western urban places. I analyze graffiti localization – from a geographical and a territorial point of view – graffiti language, and graffiti content, both textual and iconic. The analysis of almost eighty cases of western ISIS graffiti presents many interesting findings. Shortly the ISIS graffiti scenario presents mostly spray-vandalic writings and show aggressive messages against the western democracies and communities. Intriguingly, regression analysis suggests that the appearance of ISIS is a warning indicator of dangerous radicalization and a weak predictor of possible terrorist attacks under specific conditions.

Key-Words:

Graffiti warfare, Islamic State, ISIS graffiti, propaganda, weak signals

download-(buttons)Elsa Soro e Barbara Lucini, Crisi management e strategie comunicative nel dopo attentato terroristico: il caso della Tunisia

In recent years some of the most visited destinations in South Mediterranean such as Egypt and Tunisia have been targeted by a series of terrorist incidents that attacked symbolic spots of tourism industry such as museums, resorts, heritage sites and airports. As a consequence of the attacks the number of visitors have drastically fallen and tourism sector plunged into crisis. In order to cope with the loss of tourism demand, the authorities of those countries have taken a series of security measures in order to ensure the visitors’ safety in the most visited spots. Such security measures have been accompanied by a series of marketing campaigns aimed at reducing the risk perception by promoting a sort of “vicarious” resilience.
Through the sociological and semiotic analysis of the elements that characterize the main marketing campaigns lead by Tunisia affected by terrorism attacks in recent years, the present article highlights the communication strategies adopted for restoring the image of the safe destination and by doing so attract new flows.

 

Key-words:

Tourism, Terrorism, Communication, Travel safety, Resilience

 

ANALYSIS AND COMMENTARIES

download-(buttons)Laris Gaiser, Critical infrastructures and cyber security: a fundamental economic intelligence issue

Global competition based on economic intelligence must be aware that critical infrastruc¬tures are the prerequisite for a state’s stability and competitiveness. In Italy, in spite of the openings of Law 124/2007, the implementation of an economic intelligence policy that can help the country to regain international competitiveness, has not yet been implement¬ed. However – despite the lack of a systemic approach – the decision makers have shown interest for cyber security sector. This article seeks to emphasize how the defense of critical infrastructures is connected to cyber security and how it should always be drawn on national priorities given the lack of a standard definitions of critical infrastructures at international level. Cyber threats are multifaceted and each state must handle it according to its own pri¬orities and according to its own institutional framework. With the Gentiloni Decree dated February 2017, the government has entrusted Security Intelligence Department (DIS) with the task of managing vulnerabilities and establishing the necessary collaboration for greater country-system resilience.

Key-words:

economic intelligence, critical infrastructure, cybersecurity

download-(buttons)Daniele Plebani, La guerra della memoria. Il patrimonio culturale tra conflitti, traffici illeciti e terrorismo

In the last few years a growing attention on illicit antiquities has risen from the white towers of the academic world to the wide public. The Islamic State (IS), as well as other terroris¬tic and insurgent groups, exploited the cultural heritage at their disposal both as a tool of propaganda and a source of income. However, they could count on a solid network in the region that has been in the business for decades now. This leads to the question: how do such networks work?
The aim of this article is to shed light on the illicit market of art and specifically antiquities, with particular focus on the structures, agents and techniques of the various criminal orga¬nizations and dealers in the field. This will be done by giving practical examples for each dimension analyzed, from low-level so called “tombaroli” (grave robbers and alike) to power¬ful international dealers, from the trenches of war-thorn countries to the highest skyscrapers of the industrialized world.
Moreover, since the “great raid” against MENA region antiquities is facing one of the most brutal pages of its history, an analysis of the Islamic State “department of antiquities” and modus operandi will be given. Finally, the study will provide indicators for a better under¬standing of this complex phenomenon and the menaces that threat our society.

Key-words:

patrimonio culturale, traffico illecito, antichità, Stato Islamico

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